giovedì 7 novembre 2013

Per una "cultura della realtà"


Ordinariamente rappresentiamo la vita come se fosse definita e pressoché continuativa, sicuramente stabile e duratura. Appare come un percorso tracciato, eventualmente con solo qualche plausibile variante.
Prevale quindi una idea di 'congelamento' dello scorrere del tempo, di prevedibilità e pianificabilità degli accadimenti, in altre parole una concezione logico-razionale della vita. Impostazione certamente funzionale al perseguimento di fattivi obiettivi a breve termine. Ne sono emblema l’‘usa e getta’ oppure, parlando di carriere, la ‘modella’ e il ‘calciatore’: prestazione immediata, poi basta.
Una vera e propria semplificazione, se non negazione di buona parte dell'offerta della vita.

venerdì 18 ottobre 2013

Terapia ‘ecologica’


Sono circondato da contesti, situazioni, azioni che non generano valore, ovvero la cui produzione si limita allo stretto necessario per giustificare il proprio esistere. Pura difesa dell’‘as is’. ‘Il compito primario’ è perso di vista.
Le conseguenze di questa deriva sono gabbie, circoli viziosi, incomprensioni, blocchi, collusioni, corruzioni, abbandoni, solitudini, anche violenze. Presenti in abbondanza. Conclamate.
Fertile, invece, è il contesto capace di comporre l’esistente, valorizzando e sviluppando risorse ed energie disponibili: combinare singole istanze – persone e/o risorse che siano – fino a dar vita a qualcosa d’altro, nuove entità, anche identità. Grande è il bisogno di alleanza.

martedì 1 ottobre 2013

Meritato declino


Assisto, inerme, all’arrancare, al procedere dispendioso e inefficiente delle ‘cose’. Molteplici energie profuse, spese inutilmente.
Mi rattrista esercitare la mia abilità nel “dire ciò che si deve dire”, nel "tenere a galla ciò che c’è”, spesso con la sola sensazione di prolungare l’agonia; mi rammarico, soprattutto, di non riuscire ad esprimere “ciò che è” quale presupposto per avviare “ciò che si deve fare”. Mi accontento di “buttare qua e là qualcosa” senza troppa speranza di dare un contributo, di essere utile.
Questo è il tempo che ho incontrato lungo la mia strada; queste sono le capacità che posso mettere in campo – evidentemente insufficienti per incidere. Prendo atto di sterilità e inadeguatezza.

giovedì 8 agosto 2013

Chiamati all'adattamento e alla subordinazione

Mi colpisce l’enfasi data alla nascita del Royal Baby, in particolare la pesantezza del nascere Royal: predestinato a rappresentare e simbolizzare pezzi di mondo, sollecitato a dover essere ciò che non necessariamente è. Subordinazione alla condizione; nel privilegio della posizione, pura violenza.
Tale condizione connota ogni essere umano.
Essere un buon professionista in una organizzazione, per esempio, significa possedere, oltre alle competenze del mestiere, la capacità di tuning con il contesto: coglierne le peculiarità, rispettarne le regole, muoversi attentamente senza fare ciò che non è consentito. Mai come in questo caso il concetto di ‘subordinazione’ e di ‘dipendenza’ sono appropriati.

mercoledì 24 luglio 2013

Vivere il 'tempo delle conseguenze'

Superati i quarant’anni, venuta meno la freschezza fisica, quella che faceva sentire forti, tonici, reattivi, anche belli, mi accorgo che gran parte della vita è definita: le principali istanze sono qualificate e instradate.
Concluso il ‘tempo delle scelte’, si è aperto il ‘tempo delle conseguenze’ che prevede il perfezionamento di quanto avviato e, nel migliore dei casi, la raccolta di quanto seminato.
Il tempo per invertire la rotta è scaduto. Quel che è fatto è fatto.
Dal punto di vista temporale stimo di avere buone chance di arrivare ai 60 anni, discrete ai 70 e mi assegno il 50% di possibilità di arrivare agli 80. Inoltre, l'essere in vita non vuol dire necessariamente essere vitali, quindi il tempo dell’attività potrebbe essere significativamente diverso. Naturalmente accadrà quel che accadrà.

mercoledì 10 luglio 2013

L’indifferenza che abilita l’ingiustizia


Recentemente, di fronte ad un inatteso ‘no!’ da parte della pubblica amministrazione, di fronte all’irrigidirsi ed inasprirsi dei requisiti atti a garantire un servizio fino a quel momento goduto, ho reagito.
Mi sono fatto presente alla controparte, ho coinvolto tutti gli attori informati dei fatti, ho raccolto, integrato e elaborato le istanze utili; il tutto con l’attenzione, quasi maniacale, a mettere nella condizione l'altra parte di riconoscere le mie istanze, senza andare allo scontro, senza contrapposizione, anzi accompagnandola alla deliberazione auspicata. In altre parole, ho provato a veicolare la mia rappresentazione della realtà.
L’esito è stato positivo: sono riuscito a far accogliere il mio punto di vista.

mercoledì 19 giugno 2013

Imboccare il bivio con coraggio


La venuta al mondo di mio figlio, l’ultimo di quattro, è stata traumatica. Attraversare la nascita è stato dirompente: in un brevissimo lasso di tempo ho dovuto ‘imboccare molteplici bivi’. Tale vissuto è stato disarmante, assorbente, sfinente.
Ho la netta sensazione che la condizione di quarantenne abbia amplificato tale esperienza. All’entusiasmo è subentrata la pesantezza, all’adrenalina la paura, alla disinvoltura la cognizione di causa, insomma l’incoscienza delle cose è stata spazzata via dalla consapevolezza della realtà, travolgendomi.
Disarmante è stata soprattutto la posizione dell’essere al bivio: normalità-anomalia, sicurezza-pericolo, vita-morte. E stare al bivio, benché condizione costitutiva del reale, è difficile, porta con sé un carico emotivo forte e potente.
Stare al bivio è la condizione che contraddistingue il nostro tempo.