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mercoledì 17 luglio 2019

Il coraggio di volgere lo sguardo


Alla mia età il più è fatto e, in ogni caso, l’orientamento è dato. Ho compiuto delle scelte, ho affrontato delle situazioni, sono stato più o meno abile e fortunato a muovermi negli intrecci della vita.
Cosa ho fatto di rilevante? Dove ho portato valore? Che contributo ho dato nel mio percorso? Insomma, “che cosa sono servito”?
Si può valutare il risultato? E quale punto di vista adottare? La serenità, la produzione, la prestanza fisica, le relazioni, il denaro, il riconoscimento sociale, la salute (e qui c’entra anche la sorte), ….

lunedì 3 agosto 2015

Gli altri come nutrimento


Vivo, mi alimento di coloro che mi stanno attorno, familiari, amici, ma anche tante persone "capitate", non scelte, quelle trovate, incrociate e più o meno frequentate.
Che piaccia o meno dipendo da coloro che mi stanno attorno.
A volte provo una sorta di commozione - usando le parole di Carmen Consoli - di fronte al"la generosità della gente che si nutre della ricchezza dell'incontro con l'altro".
Veniamo da una fase storica che ha minato e depotenziato il concetto di "incontro": ridotta la reciproca tolleranza e virtualizzato il contatto.

venerdì 17 luglio 2015

L'obbedienza non è ancora una virtù

Dentro o fuori. Con me o contro di me. 
Il mio percorso di vita mi ha portato ad impattare spesso con logiche di questo tipo. Di fronte a tali richieste, maledettamente non esplicite, rifuggo ogni risposta, considerandole improprie, inopportune, irrispettose, anche violente. Veri e propri ricatti.
L'implicito è il seguente: "il mio stare con te dipende da quanto tu mi confermi"; "se mi segui e mi dai ragione vuol dire che mi vuoi bene". Fedeltà e militanza sono leve sulle quali si fondano le reti informali di appartenenza. Tipici sono quelle formate da gruppi di adolescenti e giovani, non meno quelle formate da adulti.

martedì 14 aprile 2015

Imboccare il bivio senza indugi

Il presente momento storico rende attuale il concetto sotteso a questa immagine: una complessa e disorientante transizione d'epoca che rende obsoleti gli schemi consolidati evidenziando l'urgenza di reagire, senza mediazioni di sorta, sicuramente senza far affidamento all'esperienza pregressa.
Insomma siamo di fronte ad un bivio: la scelta è tra attendere (prolungando la sopravvivenza nella speranza di una stabilizzazione se non ripartenza) e reagire (aprendo le porte alla scoperta ed elaborazione di nuove risposte).
L'unica vera possibilità è "prendere il toro per le corna": osservare senza indugio la realtà, per quella che è e non per come la si vuole, adottare un approccio che valorizzi l'esperienza pregressa senza considerarla vincolante, imboccare - come affermava un mio caro maestro - il bivio senza indugi.

martedì 6 gennaio 2015

Auspicando la fine dell'ideologia dell'obbedienza e dell'adesione incondizionata


Artificialità, opportunismo, ipocrisia, falsità, manipolazione sono tratti dei comportamenti che si possono riscontrare in modo diffuso e frequente; tratti profondi, attuati implicitamente più di quanto si pensi.
Fino ad oggi ho considerato tali istanze quali parti costitutive del comportamento umano, connotando il loro manifestarsi con la fragilità, l'incompiutezza, la debolezza, insomma tratti dovuti alla storia, ai percorsi e alle caratteristiche culturali e personali. Ho adottato insomma un principio di comprensione piuttosto che di condanna.
Approccio comprensivo, se non giustificativo, che trova evidenza nella realtà dell'Italia di oggi: paese collocato al 69esimo posto tra le 177 nazioni valutate nell'indice di Transparency International, che registra solo 257 carcerati per corruzione su una popolazione di 50 mila.

lunedì 20 ottobre 2014

"Dire come stanno le cose": delegittimare l'ipocrisia


Sono stato educato a dire ciò che si deve dire, non a dire ciò che si sente, si vede e si pensa. In molte occasioni ho percepito chiaro l'ammonimento, preventivo e consuntivo, dell'esprimere un parere, talvolta indicato come atto eversivo, in particolare quando espresso in ambienti istituzionali. 
L'esprimersi risente di regole culturali, spesso implicite, condensate nell'espressione politically correct ovvero valutazione di opportunità. Concetti in sé nobili che rinviano a linee di opinione ed atteggiamenti sociali di attenzione e rispetto dell'altro, ma, contestualmente, strutturalmente ambigui che si prestano a diverse interpretazioni. Se è vero infatti che esercitare attenzione e rispetto implica accettare che esiste un limite alla libera espressione, spesso tale limite viene pretestuosamente interpretato quale legittimazione dell'adulterazione, fino al tradimento del significato originario: giustificazione della menzogna, diffusione della mistificazione, sdoganamento dell'ipocrisia.

sabato 19 aprile 2014

La necessità dell'interesse personale

Perseguire l'interesse personale è parte irrinunciabile e costitutiva dell'agire umano.
La sopravvivenza fisica e psichica passa attraverso la soddisfazione di bisogni primari tra cui quello del 'riconoscimento'. Status, possesso, visibilità, reputazione, potere sono segnali ed evidenze di tutto ciò.
L'interesse personale va quindi messo in relazione a quello altrui, e non tanto per etica o estetica, quanto appunto per necessità: l'equilibrio sociale non è frutto di un ideale etico-morale, quanto della composizione di contrapposte esigenze di affrancamento. Tener conto degli altri è necessario affinché gli stessi tengano conto di noi stessi.
Quindi il primordiale istinto ad affermarsi viene tenuto a bada dall'irrinunciabile reciprocità.

giovedì 7 novembre 2013

Per una "cultura della realtà"


Ordinariamente rappresentiamo la vita come se fosse definita e pressoché continuativa, sicuramente stabile e duratura. Appare come un percorso tracciato, eventualmente con solo qualche plausibile variante.
Prevale quindi una idea di 'congelamento' dello scorrere del tempo, di prevedibilità e pianificabilità degli accadimenti, in altre parole una concezione logico-razionale della vita. Impostazione certamente funzionale al perseguimento di fattivi obiettivi a breve termine. Ne sono emblema l’‘usa e getta’ oppure, parlando di carriere, la ‘modella’ e il ‘calciatore’: prestazione immediata, poi basta.
Una vera e propria semplificazione, se non negazione di buona parte dell'offerta della vita.