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venerdì 18 ottobre 2013

Terapia ‘ecologica’


Sono circondato da contesti, situazioni, azioni che non generano valore, ovvero la cui produzione si limita allo stretto necessario per giustificare il proprio esistere. Pura difesa dell’‘as is’. ‘Il compito primario’ è perso di vista.
Le conseguenze di questa deriva sono gabbie, circoli viziosi, incomprensioni, blocchi, collusioni, corruzioni, abbandoni, solitudini, anche violenze. Presenti in abbondanza. Conclamate.
Fertile, invece, è il contesto capace di comporre l’esistente, valorizzando e sviluppando risorse ed energie disponibili: combinare singole istanze – persone e/o risorse che siano – fino a dar vita a qualcosa d’altro, nuove entità, anche identità. Grande è il bisogno di alleanza.

martedì 28 maggio 2013

Tenere la posizione


Ho bisogno di stare con 'chi è come me'.
Ho bisogno di tenere i contatti con chi mi è cresciuto accanto, con chi ha accompagnato le mie giornate. Ho bisogno di mettere i piedi nei luoghi che mi hanno visto nascere e crescere, quelli nei quali ho sperimentato la vita. Ho bisogno di rivedere quei 'posti', respirarne l'aria.
Ma parimenti ho bisogno d'altro. Quel luogo e quelle persone definiscono uno spazio fisico e mentale circoscritto; spazio che valorizza alcune istanze e ne esclude altre; spazio che traccia un confine tra ciò che è 'dentro' e ciò che è 'fuori'.

lunedì 13 maggio 2013

Zingari, accattoni, disabili, clandestini ... presenze scomode che abilitano l'evoluzione



La nascita conferisce una condizione 'partigiana'.
Nasciamo e cresciamo appartenenti ad una identità definita. Ciò è tanto rassicurante quanto limitante. Io ne ho colto più la mancanza che il valore. Per questo ho provato a mettere i piedi 'fuori'.
Osservando i miei trascorsi intravedo il bivio che mi si è posto dinnanzi: accogliere lo statu quo percorrendo la strada dispiegata, senza guardare oltre e senza porre troppe domande, oppure volgere lo sguardo altrove provando a far entrare ciò che c'è 'fuori'.
Ho provato a muovermi in questa seconda direzione: mettere i piedi 'dove non si può' ma sempre con cautela e attenzione, cioè rassicurando e facendo capire che nonostante tutto mai avrei usato ciò che era 'fuori' per contaminare il 'dentro'. Talvolta ci sono riuscito, altre volte meno.

giovedì 21 ottobre 2010

Non c'è più tuning

Anch'io, qualche anno fa in una via centrale di Milano, ho oltrepassato velocemente una donna appoggiata ad una vetrina circondata di urina. Benché a disagio, ho fatto finta di niente. Sono andato oltre.
La scena era fuori posto. Come afferma Elena Loewenthal si è trattato di un evento consumato in un luogo di passaggio, di transito; un non-luogo che non appartiene a nessuno e dove nessuno ha nulla da rivendicare, un territorio neutrale dove siamo tutti di passaggio, incapace quindi di generare conflitti.
Le 'cose' accadono sempre più dove non devono accadere: circostanze comuni con esito agghiacciante e imprevedibile. Ci stiamo abituando ad aspettarci 'di tutto'. E anche quando accadono al loro posto, attraverso la tecnologia l'evento diventa a portata di mano.
Scena e circostanze stanno perdendo l'usuale 'accordatura' e tutto appare mescolato in un indistinto disorientante.
Non mi preoccupa l'evento violento o drammatico in sé - che è sempre esistito e sempre esisterà - piuttosto mi interroga l'evidente rottura degli equilibri consolidati. Ciò alimenta la sensazione che ogni cosa possa accadere, che ogni comportamento fuori standard possa essere un pericolo, capace di scatenarsi con una facilità spropositata, come se fosse stato lì in agguato ad aspettare il momento propizio. Ma non bisogna scordare che il venir meno di qualcosa è sempre il presupposto per 'altro', per ciò che deve venire.
In questa situazione trova una sua comprensione l'andare oltre: 'non vedere' e 'non sentire' sono la reazione più spontanea al disorientamento, alla incapacità di rispondere all'inatteso.

Foto: tuning the arp (2/2)

sabato 18 luglio 2009

La condizione del migrare appartiene ...

all'uomo.
Migrare è 'uscire' per accedere ad altro che non c'è nel luogo d'origine. In questi termini anche io sono un migrante. L'uscita implica - usando il termine di Luis Inácio Lula da Silva - mistura, mescolamento di diverse condizioni, biologiche, culturali, valoriali, ....
Se da una parte la possibilità del transito delle frontiere delle merci viene considerata fonte di modernità, non lo è altrettanto per l'uomo: in alcuni paesi, tra cui il nostro, il transito della frontiera viene considerato illegale, passibile di sanzione penale, in altre parole fa diventare 'cattivi'.
Lula, nel discorso di ufficializzazione della legge di regolarizzazione di stranieri in situazione irregolare in Brasile, parla della popolazione Brasiliana come di una mescolanza di razze e culture. Una mistura che è origine dell'identità e del valore nazionale.

Letture:
Luis Inácio Lula da Silva (leggere articolo)

martedì 26 agosto 2008

'Strutture e sovrastrutture' determinano ...

... la nostra percezione delle cose.
Siamo inconsapevolmente immersi dentro potenti consuetudini che predefiniscono il 'buono' e il 'cattivo', il 'bene' e il 'male', il 'giusto' e il 'sbagliato'. Consuetudini che non necessariamente colgono la 'realtà', ma che sono indubbiamente 'comode' per semplificare la vita.
L'intervista a Rosalinda Celentano evidenzia, invece, la 'caleidoscopica' natura umana, le 'tempeste emotive' che connotano l'individuo, ognuno di noi.