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mercoledì 7 novembre 2007

Marco Revelli parla di tutti ...

... quelli che non stanno al loro posto, non solo - anche perché in questa definizione potrei rientrarci anch'io -, di tutti quelli che non stanno al loro posto perche un posto per loro non c'è.
L'aumento significativo del numero di queste persone attorno e vicino a noi, sembra stia attivando una pedagogia del disumano che porta con sé la cancellazione dell'ethos umanitario, l'accreditamento del fastidio verso l'Altro, la certificazione ufficiale della sua trasformazione simbolica in minaccia.

Letture:
Marco revelli (Le vite di scarto)

lunedì 15 ottobre 2007

David Grossman nel suo discorso ...

... tenuto a Berlino per inaugurare il festival della letteratura, dopo aver ripercorso alcuni punti salienti della sua vita e del suo essere scrittore, si sofferma su una domanda che parte dalla vicenda della Shoah ma che si contestualizza nella attualità.
La domanda è "come una persona normale può entrare a far parte di un meccanismo di distruzione di massa?". E attualizzata: "in questo momento sto forse collaborando - coscientemente o inconsapevolmente, attivamente o passivamente - a un processo il cui scopo è danneggiare un altro uomo o un gruppo di persone?".
Probabilmente sì. La maggior parte di noi sembra indifferente alla sofferenza di popoli interi, vicini e lontani, o a quella di centinaia di milioni di esseri umani poveri, affamati, ammalati, sia nelle nostre nazioni che in altre parti del mondo.
David Grossman aggiunge:"noi non vogliamo assumerci nessuna responsabilità personale per le cose terribili che avvengono a poca distanza da noi. Né mediante azioni dirette né limitandoci a esprimere solidarietà. Ci fa comodo - quando si parla di responsabilità personale - far parte di una massa indistinta, priva di volto, di identità, e all´apparenza libera da oneri e colpe. E probabilmente è questa la grande domanda che l´uomo moderno deve porsi: in quale situazione, in quale momento, io divento «massa»?"
Conclude, rispondendo a questa domanda, con le seguenti parole: "ho l´impressione che ci trasformiamo in «massa» nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico, e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettatoci da altri".

giovedì 16 agosto 2007

Marco Revelli è un osservatore attento ...

... di ciò che avviene al 'margine'. Il 'margine' come sintomatico del 'macro'; il rapporto con gli zingari, in particolare, suo sensibilissimo indicatore. Per me, che scrivo, è ancor più forte tale sollecitazione perché l'esperienza di affiancamento agli zingari è parte della mia storia.
Il punto di partenza è la morte, in un rogo di una baracca a Livorno sotto un cavalcavia, di 4 bimbi rom [Morti perché per loro non c'è spazio]. Marco Revelli, a partire da tale evento evidenzia, a partire dall'analisi delle pubbliche reazioni, l'emergente antropologia del disprezzo e il rischio di una disumanizzazione di massa nel mancato incontro con l'altro. Parla di veri e propri veleni in agguato.
Per chi volesse approfondire il tema, accennato nel primo articolo, della 'nuda vita', allego un saggio del 2005 dello stesso Revelli [Le discariche dell'umano]. L'autore descrive in modo molto efficace tale stato: La ‘vita nuda’ è una massa immobile di carne, informe senza volto, totalmente ‘affidata’ agli altri, estranei, nei luoghi degli altri, ‘esposta’. È la vita che non può vivere una ‘vita propria’. La vita che non ‘si appartiene’, perché negata nei suoi fondamenti identificanti, privata della stessa continuità temporale (nulla ‘prima’ e nulla ‘dopo’, né madre né figli…).