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lunedì 30 gennaio 2023

Arretrare

Prima era un dichiarato: "superati i cinquanta cambia tutto". Naturalmente il riferimento è l'impatto del tempo sulla vita, in tutte le sue dimensioni, fisiche e non. 

Ancora quarantenne, ho registrato queste parole nei preamboli di un consiglio di amministrazione. Ricordo perfettamente la situazione, anche visivamente la smorfia che le ha "incarnate".

Ora ampiamente cinquantenne è tutto conclamato: il cedimento è inoccultabile, incessante e progressivo. Potrei elencare puntualmente sintomi ed evidenze, per non parlare di quello che non riesco più a fare, oppure non mi fido più a fare.

Questa consapevolezza fa cambiare completamente lo sguardo: il limite prende il sopravvento e lo sguardo si rivolge all'indietro; il fermarsi da noia diventa riposo, il passato da obsolescenza diventa ricordo, anche consolazione. Come non mai prima.

Condizione necessaria. Senza alternativa.

Rappresentare in modo diverso tutto ciò rischia di scadere nell'evasione, forse illusione se non nella negazione.

mercoledì 17 luglio 2019

Il coraggio di volgere lo sguardo


Alla mia età il più è fatto e, in ogni caso, l’orientamento è dato. Ho compiuto delle scelte, ho affrontato delle situazioni, sono stato più o meno abile e fortunato a muovermi negli intrecci della vita.
Cosa ho fatto di rilevante? Dove ho portato valore? Che contributo ho dato nel mio percorso? Insomma, “che cosa sono servito”?
Si può valutare il risultato? E quale punto di vista adottare? La serenità, la produzione, la prestanza fisica, le relazioni, il denaro, il riconoscimento sociale, la salute (e qui c’entra anche la sorte), ….

lunedì 1 agosto 2016

Complici di un sistema carnefice


L'"israelizzazione" del mondo occidentale si allarga a macchia d'olio.
Attentati indiscriminati nei quali ogni persona, casualmente, potrebbe essere coinvolta: spari sulla folla, esplosioni nei locali, automezzi lanciati fra la gente, .....
L'occidente è diventato un bersaglio.
Sul suolo italiano non è accaduto ancora nulla, ma sembra solo una questione di tempo. Dovremmo abituarci; farcene una ragione.

martedì 11 agosto 2015

Per una valutazione dell'esistenza umana: utile, indifferente oppure dannosa


Siamo venuti al mondo, curati e addestrati lungamente, con l'attesa, da adulti, di dare un contributo. Ma quale contributo? 
Sicuramente disponiamo, chi più e chi meno, di tempo ed energie. Quanto e come impieghiamo tali risorse?
Domande decisive che accompagnano la vita di ognuno; rispondere esplicitamente è difficile, prevale l'elusione ovvero la fuga; ma la vita, nel suo dispiegarsi, parla da sé.
E' chiaro che la responsabilità circa l'utilizzo delle risorse disponibili rimane in capo a se stessi. E' altrettanto chiaro che, una volta in vita, si cerca di sopravvivere al meglio. L'esito, che dipende da molti fattori, è una "buona" o "cattiva" sopravvivenza.

lunedì 20 ottobre 2014

"Dire come stanno le cose": delegittimare l'ipocrisia


Sono stato educato a dire ciò che si deve dire, non a dire ciò che si sente, si vede e si pensa. In molte occasioni ho percepito chiaro l'ammonimento, preventivo e consuntivo, dell'esprimere un parere, talvolta indicato come atto eversivo, in particolare quando espresso in ambienti istituzionali. 
L'esprimersi risente di regole culturali, spesso implicite, condensate nell'espressione politically correct ovvero valutazione di opportunità. Concetti in sé nobili che rinviano a linee di opinione ed atteggiamenti sociali di attenzione e rispetto dell'altro, ma, contestualmente, strutturalmente ambigui che si prestano a diverse interpretazioni. Se è vero infatti che esercitare attenzione e rispetto implica accettare che esiste un limite alla libera espressione, spesso tale limite viene pretestuosamente interpretato quale legittimazione dell'adulterazione, fino al tradimento del significato originario: giustificazione della menzogna, diffusione della mistificazione, sdoganamento dell'ipocrisia.

venerdì 6 giugno 2014

La tentazione di volgere lo sguardo all'indietro

 
Un evento, l'iniziativa di alcuni (da tempo persi di vista), infine l'invito a farne parte. Questo è l'antefatto.
La visione di una foto - immaginata, cercata, alla fine, trovata - mi ha emotivamente coinvolto, anche un po' travolto.
Benché sollecitato, anche tentato di esserne parte, ho declinato: la scusa la distanza, la motivazione non tanto il disinteresse, quanto la profonda esigenza di starne fuori.
Non voglio riemergermi nel lontano passato, per lo più dimenticato, certamente estraneo alla mia quotidianità.
Troppo giovane allora, eccessivo il tempo trascorso: strade divaricate, lontane, disperse.

martedì 6 maggio 2014

Giovanilismo 'stupefacente'

In queste settimane, complice la ripresa di alcune attività all'aria aperta, registro chiaramente che "non è più come prima": non mi è più consentito fare determinate attività, le stesse che fino a qualche anno fa risultavano immediate, sostenibili. In particolare mi ritrovo a non reggere più determinati ritmi e intensità fisiche.
Sono costretto a ridefinire le soglie del consentito. Ed è solo uno degli steps.
Già in passato ho dovuto risintonizzare tali riferimenti, ma attivando forme compensative: garantire i risultati agendo la cosiddetta "esperienza", cioè la capacità di gestire se stessi al meglio, calibrando gli ambiti di coinvolgimento e le energie profuse, in altre parole compensando la ridotta capacità performante attraverso l'efficiente gestione delle risorse disponibili, anche quelle altrui. Razionalizzare, ottimizzare, attivare sinergie.