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giovedì 19 gennaio 2017

L'inganno di crescita e produttività



Per cacciare le allodole viene adoperato uno speciale congegno a specchi che, illuminato dal sole, inganna quella specie di uccelli attirandoli nella rete. 
Oggigiorno parlare di crescita e produttività significa alimentare l'illusione che una nuova fase di sviluppo economico sia alle porte. E' una speranza diffusa, collettiva che, in modo collusivo, viene alimentata dai principali attori della scena politica ed economica.
Esistono due livelli di realtà: quella auspicata e quella effettiva.

sabato 7 gennaio 2017

Pensare a se stessi, "fregarsene" degli altri

Un dato sembra certo: accettiamo violenza e ingiustizia verso terzi con grande scioltezza.
Tendenzialmente le ignoriamo, al massimo, qualora si presentano forti e chiare dinanzi ai nostri occhi, ci limitiamo a registrarle attendendo che il tempo sfumi le emozioni: disagio, imbarazzo, senso di colpa, ....
L'immagine recente di Mohammed, il bimbo birmano riverso esamine sulla riva del fiume Naf, è la riedizione della foto di poco più di un anno fa di Aylan, il bimbo siriano morto sulle coste turche. 
Il pensiero che possa essere nostro figlio, l'indignazione di fronte alla plateale ingiustizia verso un infante, sono travolgenti.

venerdì 20 marzo 2015

La deriva dell'inutile: il "buon senso" travolto dall'esigenza di sopravvivere

Tergiversare per perdere tempo; motivare l'ingiustificabile pur di far accadere ciò che si vuole; istituire commissioni o tavoli di lavoro per fingere di fare le cose; manipolare le informazioni pur di ostacolare l'operato altrui.
Spesso ci si imbatte, risultandone complici, in pratiche sviate dagli obiettivi prefissati.
Gli apparati - enti, organizzazioni, istituzioni - sono terreno fertile per tutto questo, fino ad assumere la connotazione di "burocrazia demenziale e ottusa": condizione ideale per pratiche di corruzione e concussione, tanto discusse e deprecate, ma ostinatamente presenti, irriducibili, mai sopite. 
Derive che vanno di pari passo con l'affermazione di una selezione della classe dirigente basata più sull'appartenenza che sul merito e con logiche di continuità nelle governance che non favoriscono processi di alternanza e ricambio.
Insomma, siamo circondati da un mondo di inutilità: energie dilapidate, impiego distolto di risorse, intelligenze disorientate. Inefficienza e inefficacia.

giovedì 5 febbraio 2015

"Tenere a bada" chi tenta di raggiungerci, ostacolare l'emancipazione altrui


Trascorriamo la nostra vita lungo binari ben definiti, gli stessi nei quali siamo stati immessi dalla nascita. Il nostro mondo è circoscritto: connotato più dalla storia pregressa che dall'individuale intraprendenza. Poche le variazioni possibili.
Prendere atto del lascito e riprodurre al meglio quanto ricevuto è compito inderogabile. Accettarlo è vitale, pena l'insignificanza, l'incompiutezza.
Siamo e rimaniamo appartenenti a ciò che ci ha generato, simili dentro la cerchia, ma chiaramente diversi fuori: depositari di storie diverse, aderenti ad ambiti differenti, detentori di valori diversi, connotati da percorsi dissimili. Ecco l'esistenza di vere e proprie aggregazioni, gruppi, quasi caste, assolutamente naturali e legittime.

martedì 6 maggio 2014

Giovanilismo 'stupefacente'

In queste settimane, complice la ripresa di alcune attività all'aria aperta, registro chiaramente che "non è più come prima": non mi è più consentito fare determinate attività, le stesse che fino a qualche anno fa risultavano immediate, sostenibili. In particolare mi ritrovo a non reggere più determinati ritmi e intensità fisiche.
Sono costretto a ridefinire le soglie del consentito. Ed è solo uno degli steps.
Già in passato ho dovuto risintonizzare tali riferimenti, ma attivando forme compensative: garantire i risultati agendo la cosiddetta "esperienza", cioè la capacità di gestire se stessi al meglio, calibrando gli ambiti di coinvolgimento e le energie profuse, in altre parole compensando la ridotta capacità performante attraverso l'efficiente gestione delle risorse disponibili, anche quelle altrui. Razionalizzare, ottimizzare, attivare sinergie.

giovedì 6 febbraio 2014

Far finta di non sapere: siamo tutti Scajola e Mastrapasqua


Non voler sapere, omettere di sapere, fingere di non sapere, sono diffusi meccanismi di difesa messi in atto dall’essere umano; talvolta funzionali a 'fare andare avanti le cose', ad intraprendere scelte difficili e sfidanti, ma per lo più volti ad evitare fatica e responsabilità, oppure semplicemente scelta tattica utile per ‘lasciar scivolare via le cose’ senza prendere posizione.
Adottiamo strategie di tal genere sia nei confronti degli altri che di noi stessi.
La storia dell’ex presidente dell’INPS è emblematica. Come è stato possibile autorizzare, operativamente e socialmente, una tale concentrazione di incarichi e privilegi? Oppure come può affermare un ex ministro della repubblica che una casa gli è stata pagata “a sua insaputa”?

giovedì 7 novembre 2013

Per una "cultura della realtà"


Ordinariamente rappresentiamo la vita come se fosse definita e pressoché continuativa, sicuramente stabile e duratura. Appare come un percorso tracciato, eventualmente con solo qualche plausibile variante.
Prevale quindi una idea di 'congelamento' dello scorrere del tempo, di prevedibilità e pianificabilità degli accadimenti, in altre parole una concezione logico-razionale della vita. Impostazione certamente funzionale al perseguimento di fattivi obiettivi a breve termine. Ne sono emblema l’‘usa e getta’ oppure, parlando di carriere, la ‘modella’ e il ‘calciatore’: prestazione immediata, poi basta.
Una vera e propria semplificazione, se non negazione di buona parte dell'offerta della vita.

mercoledì 10 luglio 2013

L’indifferenza che abilita l’ingiustizia


Recentemente, di fronte ad un inatteso ‘no!’ da parte della pubblica amministrazione, di fronte all’irrigidirsi ed inasprirsi dei requisiti atti a garantire un servizio fino a quel momento goduto, ho reagito.
Mi sono fatto presente alla controparte, ho coinvolto tutti gli attori informati dei fatti, ho raccolto, integrato e elaborato le istanze utili; il tutto con l’attenzione, quasi maniacale, a mettere nella condizione l'altra parte di riconoscere le mie istanze, senza andare allo scontro, senza contrapposizione, anzi accompagnandola alla deliberazione auspicata. In altre parole, ho provato a veicolare la mia rappresentazione della realtà.
L’esito è stato positivo: sono riuscito a far accogliere il mio punto di vista.

venerdì 1 marzo 2013

Certezze infrante … è tempo di accelerare

Le dimissioni del Papa, l’affermazione politica del Movimento 5 Stelle, … la ‘crepa’ si apre e si propaga.
Come la farfalla che con il suo battito d’ali innesca l’uragano, come il cadere della ghianda apre la fenditura che chiude un’Era, così il nostro tempo appare irrimediabilmente rotto e il suo divenire accelera, conclude forse il suo ciclo.

Le tensioni accumulate hanno raggiunto la massima portata, le pressioni aumentano senza trovare sbocco. Premono, penetrano, irrompono e sfondano: rottura degli schemi espliciti, ma soprattutto di quelli impliciti, profondi. Preludio di tempi nuovi.

Su queste ‘crepe’ la classe dirigente si scopre improvvisamente inadeguata: vecchia e sbiadita, staccata dalla realtà, ancorata ad un mondo che non c’è più, ostinata a riproporre solo ciò che è consolidato; incapace, insomma, di interpretare l’emergente. Fallita l’autorigenerazione, l’auspicata rottamazione fa il suo corso da sé. Preludio di una repentina fine. Discontinuità, chaos.

Nel marasma, tra stordimento e disorientamento, depressione e degenerazione, si apre un bivio: nella rassegnazione e nell’impotenza assumere la posizione dello spettatore oppure provare ad interpretare l’inedito ‘abitando le crepe aperte’.
È il momento di rischiare. Si apre la possibilità dell’azione e della ‘proposizione’. Dopo anni di marginalizzazione, è arrivato il tempo di metterci del proprio, forse anche di divertirsi.
È una condizione che potrebbe riparare la profonda ingiustizia generazionale che si è venuta a creare. La generazione dei ventenni e dei trentenni, dimenticatae abbandonata, quella sulla quale i padri non hanno esitato a scaricare le loro colpe, può cominciare a trovare condizioni utili per esprimere energie, fino ad ora rimaste represse, pressate e schiacciate.
Forse è venuto il tempo del ricambio. Auspico una accelerazione.

Foto: Crepa

martedì 9 ottobre 2012

Tra il sogno berlusconiano e la tentazione di far ‘piazza pulita’

In questi anni, complice la crisi economica, stiamo raccogliendo i frutti del malgoverno dei decenni scorsi: diffondersi di corruzione e nepotismo, forzatura e delegittimazione dell’ordinamento istituzionale, occupazione delle posizioni di rappresentanza. Questa condizione ha contagiato tutto il tessuto sociale, da quello economico a quello istituzionale; è penetrata nella cultura fino ad incidere sui comportamenti delle persone. Nulla e nessuno è rimasto immune. Tutti sono diventati un po’ più ‘brutti’.
‘Immobilismo’ e ‘commissariamento’, questa è la situazione odierna: rappresentati da nominati inermi, governati da non eletti legittimati dalla troika.
Sono maturi i tempi per riconoscere il fallimento di una stagione storica e politica, sia di chi l’ha interpretata in prima persona, sia di chi non ha avuto la forza di far emergere una alternativa; insomma, di tutti noi.

mercoledì 12 settembre 2012

Scomoda e affascinante consapevolezza

So che dovrò affrontare molte difficoltà. Alla malattia, mia e delle persone a me care, potranno alternarsi, colpevolmente o, per lo più, accidentalmente, eventi dirompenti. A scadenza dovrò affrontare la morte di chi mi sta vicino, finché scatterà il mio turno.
Mi rendo conto che tali concetti sono vissuti da molti come scandalosi. Non a caso gli eventi a cui mi riferisco sono comunemente denominati avversità o sventure, insomma situazioni che fuoriescono dalla normalità, quindi sbagliati, sicuramente né connaturati e né costitutivi della vita. Lo scandalo è dovuto alla rottura delle profonde difese messe in atto dalle persone. Non mi turba il vissuto di scandalo, piuttosto mi intristisce la tendenza a scaricare la propria incapacità su chi osa rompere certi meccanismi.

mercoledì 8 agosto 2012

In attesa di tempi migliori

Non è un bel stare al mondo ‘questo’.
Costretti a confrontarsi con l’inefficacia del consolidato: disorientamento; costretti a navigare a vista, senza prospettive: incertezza; costretti ad assistere all’esaurimento di un’epoca: dissolvimento.
Dimítris Dimitriádis direbbe che ‘viviamo nella luce di una stella morta’. Viviamo, cioè, sul trascinamento di qualcosa che non c’è più. Muore il mondo che ci ha accolto e cresciuto, e un po’ noi con lui; perché, ci piaccia o meno, ‘siamo fatti della stessa pasta’.
Possiamo fare ben poco: impotenti di fronte agli eventi, incapaci di ovviare alla deriva, insomma comparse di una sceneggiatura già scritta.
Ma se non possiamo incidere sull’‘as is’, la responsabilità di ‘come’ vivere tale situazione ricade su ognuno di noi.

domenica 15 luglio 2012

Tra onnipotenza e saturazione

Luoghi pubblici. Nelle stazioni ferroviarie, nei centri commerciali, talvolta anche nelle piazze e nelle vie vengono riprodotte scritte, suoni e video.
Luoghi quotidiani. Negli uffici, nelle stanze di casa, nelle automobili risuonano dati e informazioni.
'Non luoghi'. Lungo gli spostamenti, durante i viaggi, nelle pause e nelle attese dilaga l’utilizzo di piccoli e potenti strumenti di ricezione e trasmissione.
Ci ritroviamo invasi ma anche invadenti, con la 'facile' possibilità di essere raggiunti e di raggiungere. In ogni luogo, in ogni momento. Sempre.
Siamo di fronte ad una nuova condizione di vita. Condizione oggettivamente abilitante: è possibile contattare ed essere contattati, seguire a distanza, impartire indicazioni e direttive, costantemente. Si amplifica efficienza ed efficacia.
Ma contestualmente tale condizione riempie e satura. Il rischio di trovarsi inondati, assorbiti, prosciugati è elevato, fino alla esautorazione di se stessi.
Ecco la duplice sensazione di onnipotenza e di esaurimento. Il riempimento e la saturazione rappresentano potenti ‘stupefacenti’: eccitano, inebriano, anestetizzano; contestualmente travolgono e deprimono in quanto conducono al confine, portano a toccare il limite, a confrontarsi con ciò che non è possibile. Errore, vincolo, mancanza, inadempienza ... divengono parole comuni e usuali. Non più eccezione.
Tale condizione sollecita l'individuo, in particolare l’idea di adeguatezza e inadeguatezza, di giusto e sbagliato.
Eccoci dentro un nuovo paradigma. Auguri a tutti.

Foto: Saturation Urbaine

sabato 26 maggio 2012

Vite esposte ed esibite

‘Le vite degli altri’ è un pregevole film di qualche anno fa. Nella Germania dell’Est degli anni Ottanta, Gerd Wiesler, capitano della Stasi, viene incaricato di spiare e tenere sotto controllo Georg Dreyman, famoso scrittore teatrale e intellettuale. Entra, si intromette abusivamente nella sua vita, anche quella più privata.
Oggi è diventato facile ed usuale trovarsi nella condizione del capitano della Stasi: entrare in contatto con il ‘privato’ delle persone. Quello delle persone più disparate. Pezzi significativi di vita sono venuti a portata di mano, tali per cui si può sapere come una persona è (anche fisicamente), dove è, chi incontra, cosa fa, cosa prova e pensa: talmente tanti elementi da poter ricostruire e immaginare stati d’animo, emozioni, insomma prefigurare intere situazioni.

mercoledì 21 settembre 2011

L’impotenza di fronte al ‘crollo’, la speranza della ‘festa’

La ‘storia’ che viviamo appare colpita a morte, dentro un disfacimento che accelera giorno dopo giorno. È irrimediabilmente rotto il ‘ritmo delle cose’. Ogni intervento, presentato come risolutivo, si consuma nel nulla senza un effetto sostanziale. Siamo arrivati a mettere in discussione ciò che è sempre stato considerato un punto di non ritorno: l’illusione dello sviluppo ha lasciato il posto alla decrescita. Cominciano ad essere intaccate le disponibilità economiche e con esse il potere di acquisto. Ora ci attente una stretta sui servizi pubblici. E siamo solo all’inizio.
Siamo avviati inesorabilmente verso la chiusura di una fase storica, forse di un’epoca.

domenica 19 giugno 2011

Decadimento fisico

Il tempo lascia i suoi segni. Li depone in ogni forma della natura, ancor più negli esseri viventi tra cui l’essere umano. Il decadimento fisico inizia quando si è ancora ventenni.
Osservo i volti di coloro che si muovono attorno a me e vedo i segni del tempo e della vita: il raggrinzimento della pelle prende il sopravvento sull’originaria freschezza, l’appesantimento delle membra tradisce l’antico slancio e tono. Lo scenario si intristisce. Gravano più le sollecitazioni della vita che l’esposizione al tempo: il vissuto preme sulle ossa, erode i tessuti, lasciando tracce e solchi sempre più evidenti.

lunedì 6 giugno 2011

Il delitto di ‘lasciar correre’, il dovere del riconoscimento e della riconoscenza

Sventola alto dal mio poggiolo il tricolore.
Sento il dovere di celebrare la vita, in particolare le vicende significative incontrate lungo il cammino. L’inizio e il fine vita sono i capisaldi, ma anche ciò che ha segnato una discontinuità tra il prima e il dopo. Contestualmente vivo con imbarazzo e disagio la stanca ritualità, spesso svuotata di significato, ridotta a bassa retorica, a mero trascinamento del passato.
Celebrare è un atto di riconoscimento e di riconoscenza.
Riconoscimento che l’essere umano e le sue vicende sono un valore assoluto, indicibile e incontenibile. Siamo frutto di ciò che ci ha preceduto e responsabili di interpretare il pezzo di strada che ci è concesso di vivere, per passare poi il testimone a chi ci succederà. Abbiamo il compito di fare la nostra parte, là dove ci troviamo e per quel che possiamo. Ed è ‘bello’ che ciò venga riconosciuto e non dato per scontato, gustato e non oltrepassato disinvoltamente, vissuto e non consumato svogliatamente.

martedì 22 marzo 2011

Presuntuosi e incapaci, siam fatti così

Certo le circostanze non sono favorevoli ...
e quando mai?
bisognerebbe … bisognerebbe niente
bisogna quello che è, bisogna il presente

Siamo costantemente sottoposti a pericoli. La fragilità è costitutiva dell’esperienza umana. Essere e agire comporta di per sé l'assunzione di rischi.
Le centrali nucleari rappresentano un'importante fonte di approvvigionamento energetico e contestualmente un pericolo per la salute umana. Ne intuisco il valore e i rischi.
Interpreto l''evento giapponese' nel seguente modo: si è verificata una possibile, benché remota, situazione che ha prodotto effetti catastrofici. Purtroppo è accaduto. Si può solo provare a ridurre il danno e imparare dall’esperienza.
È triste osservare ciò che si è mosso tutt’intorno. Venuta meno la possibilità di negare l’evento, non potendo ‘far finta di nulla’, siamo (s)caduti nella critica della tecnica e del progresso, cercando il colpevole: chi ha costruito la centrale, chi l'ha gestita, chi l’ha voluta, fino a chi ha deciso la politica energetica. Abbiamo avuto bisogno, insomma, di individuare un colpevole per giustificare l'accaduto, soprattutto per esorcizzare il rischio.

lunedì 24 maggio 2010

C***, può succedere anche a me! ...

Questo è il vissuto - poco razionalizzato - nello stare di fronte ai drammi della vita. Soprattutto nel momento in cui l'evento è così vicino da non poter assumere la veste di 'cronaca'. Viene a galla l'imprevedibilità, la fragilità, l'incertezza, la finitezza della nostra vita. Lucidità subito calmierata e affogata, ripristinando l'idea di una vita definita e scontata, senza sorprese ed inconvenienti.
Roland Barthes esprime chiaramente questo stato e questa fuga: ovunque, per la strada, al caffè, vedo tutti gli individui come destinati-a-morire, ineluttabilmente, vale a dire, molto esattamente, come mortali. E con non minore evidenza, li vedo come ignari della cosa.
Il limite c'è. Sempre. Si esprime nel progressivo e inarrestabile deperimento, ma può scoppiare improvviso in ogni momento. Esiste anche l'imponderabile: può sopraggiungere una frana proprio al passaggio del treno.
Giustino Parisse, nella lettera aperta ai figli morti nel terremoto d'Abruzzo, non può più permettersi di perdere questa lucidità. Non può negare la morte dei due figli. Ed ecco il rimorso di non aver vissuto quanto aveva a disposizione: 'quella passeggiata che non ho fatto con te è uno dei tormenti delle mie notti'.
E poi afferma: 'quando tutto fila liscio sembra che non ci sia mai tempo per fare le cose importanti. Poi, quando le cose importanti ti vengono a mancare ti accorgi di quanto era vuota la tua vita mentre inseguivi il nulla correndo di qua e di là come una trottola'.
La tranquillità data dall'illusione di una vita senza limiti comporta la restrizione della vita stessa.

sabato 3 aprile 2010

E' potente la prassi di celebrare ...

... religiosamente le tappe della vita umana, dalla nascita fino alla morte. Il ritmo dei fenomeni naturali trova forte concordanza con i riti religiosi dell'anno, sempre posti - questi ultimi - nei momenti di passaggio delle stagioni.
Il linguaggio della religione pervade la nostra vita, fornisce vocabolario e occasioni per la sua espressione.
Gianfranco Formenton, con particolare riferimento alla realtà italiana, si focalizza sulla dimensione 'identitaria' del cattolicesimo 'prendendo per le corna' il tema. Il cattolicesimo emerge come potente criterio di definizione dell'appartenenza: rientrare nei suoi 'sacri confini' significa 'essere a posto', 'essere nel giusto', quindi risultare migliori di chi non lo è. Ecco che diventa più facile aderire che non aderire.
La funzione della religione non può esaurirsi nel fornire un riferimento identitario: solo l'insieme dei diversi aspetti, adeguatamente collocati, conduce ad una visione completa e consistente.
Constato una flebile volontà di effettuare i necessari distinguo, mettendo al loro posto le diverse istanze. Evidentemente l'indistinto non disturba, anzi risulta funzionale.
A me, invece, questa situazione crea disagio. Certamente non accetto di essere considerato migliore o peggiore degli altri in virtù della mia adesione o appartenenza a qualcosa. Questa è una forma di xenofobia.