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martedì 5 maggio 2015

L'irriducibile e imprescindibile responsabilità

Incolpevole mi ritrovo in vita.
Intorno a me un contesto trovato, non scelto, subito, che mi ha avviato lungo consolidate, benché relative, strade: quelle maturate lungo il tempo, quelle disponibili. 
Posto lungo questi binari, nel percorrerli, provo continuamente a coglierne senso e significato. Spesso invano. Concludo - come Caparezza - che iodellavitanonhocapitouncazzo.
Poche le certezze maturate, se non la convinzione di essere dentro un percorso vincolato di costruzione ed espressione di una temporanea identità, innestata nel pregresso, destinata inesorabilmente a finire; la fattiva contribuzione nel presente è il lascito - biologico, materiale e culturale - a ciò che verrà dopo di me.

giovedì 4 dicembre 2014

La meraviglia di un figlio

Convivo con i miei figli; assisto al loro crescere.
Osservo il progressivo definirsi: nascono che "non sono" per poi diventare "qualcuno" e "qualcosa". Quel che potranno, quel che vorranno.
Ed io qui a presenziare.
Alla nascita, eccetto il genere, tutto è novità: la "carne" con le sue fattezze, i lineamenti e le proporzioni, i tratti della fisionomia.
Non è vero che tutti nascono belli!
Resta celato l'essenziale: le energie, le capacità, l'emotività, il carattere.
Poi crescono.
Nel mio invecchiare loro definiscono se stessi; mentre io difendo l'acquisito loro si aprono al mondo. Giorno dopo giorno portano alla luce la loro distintività. Mi piace osservarli, coglierne i segni, immaginare e prefigurare chi e come saranno. Due sono i punti di attenzione: l'autonomia e le peculiarità, ovvero la propensione ad arrangiarsi ed i tratti di distintività.

mercoledì 24 luglio 2013

Vivere il 'tempo delle conseguenze'

Superati i quarant’anni, venuta meno la freschezza fisica, quella che faceva sentire forti, tonici, reattivi, anche belli, mi accorgo che gran parte della vita è definita: le principali istanze sono qualificate e instradate.
Concluso il ‘tempo delle scelte’, si è aperto il ‘tempo delle conseguenze’ che prevede il perfezionamento di quanto avviato e, nel migliore dei casi, la raccolta di quanto seminato.
Il tempo per invertire la rotta è scaduto. Quel che è fatto è fatto.
Dal punto di vista temporale stimo di avere buone chance di arrivare ai 60 anni, discrete ai 70 e mi assegno il 50% di possibilità di arrivare agli 80. Inoltre, l'essere in vita non vuol dire necessariamente essere vitali, quindi il tempo dell’attività potrebbe essere significativamente diverso. Naturalmente accadrà quel che accadrà.

mercoledì 19 giugno 2013

Imboccare il bivio con coraggio


La venuta al mondo di mio figlio, l’ultimo di quattro, è stata traumatica. Attraversare la nascita è stato dirompente: in un brevissimo lasso di tempo ho dovuto ‘imboccare molteplici bivi’. Tale vissuto è stato disarmante, assorbente, sfinente.
Ho la netta sensazione che la condizione di quarantenne abbia amplificato tale esperienza. All’entusiasmo è subentrata la pesantezza, all’adrenalina la paura, alla disinvoltura la cognizione di causa, insomma l’incoscienza delle cose è stata spazzata via dalla consapevolezza della realtà, travolgendomi.
Disarmante è stata soprattutto la posizione dell’essere al bivio: normalità-anomalia, sicurezza-pericolo, vita-morte. E stare al bivio, benché condizione costitutiva del reale, è difficile, porta con sé un carico emotivo forte e potente.
Stare al bivio è la condizione che contraddistingue il nostro tempo.

giovedì 23 agosto 2012

Anima delicatissima

Con questo epiteto osava chiamarmi Sisto: vecchio, scorbutico sacerdote del mio paese natale. Al di là della corrispondenza con la realtà, mi è sempre piaciuta questa denominazione: riusciva a catturare il dolore e la gioia della fragilità umana.
La fragilità mi accompagna: la vedo, l’osservo, l’ascolto, anche la respiro. La fragilità non è eccezione ma elemento costitutivo dell’essere umano: sempre presente, benché sopita e repressa. ‘Tutto’ è strutturalmente fragile, ma rara è la consapevolezza.
Sento il valore – usando le parole di Vittorino Andreoli – di ‘svelare la fragilità, di mostrarla […] come fosse la principale identificazione di uomo in questo mondo’. Ho la convinzione che nel suo riconoscimento, nel tentativo di guardarla in faccia si sveli ‘il dolore di sopravvivere contestualmente alla gioia di vivere’, ciò che Jean-Louis Trintignant rappresenta nel film “Amour” di Michael Haneke nell’interpretare il ruolo del vecchio marito che accompagna l'amata moglie malata verso la fine della vita.

lunedì 12 dicembre 2011

Passaggi in vita

Mi piace assistere ai passaggi della vita, tutti: quelli attesi e quelli imprevisti.
Mi piace osservare come l’essere umano affronta le stagioni della vita e ogni sua singola fase che ha sempre un inizio, uno sviluppo e una fine.
C’è il complessivo ciclo di vita biologico misurato dall’età anagrafica, e ci sono singole fasi connotate più ‘mentalmente’ che ‘fisicamente’. Generalmente si riconosce la fase scolastica, quella riproduttiva, quella fisica ed estetica, quella professionale, quella intellettuale. Ogni fase, salute permettendo, dura qualche decennio. Entrare e uscire da queste fasi non è né scontato, né indifferente: non è detto che vi si entri, ancor meno che se ne esca indenni.
Anita Ekberg (80) e Laura Antonelli (70), nei loro corpi sciupati, appaiono lontane dagli antichi splendori; Diego Armando Maradona (51) e Paul Gascoigne (44) con la fine della carriera sportiva sembrano aver dato un calcio alla vita; non hanno retto il successo neppure George Michael (48) e Gianluca Grignani (39).

lunedì 6 giugno 2011

Il delitto di ‘lasciar correre’, il dovere del riconoscimento e della riconoscenza

Sventola alto dal mio poggiolo il tricolore.
Sento il dovere di celebrare la vita, in particolare le vicende significative incontrate lungo il cammino. L’inizio e il fine vita sono i capisaldi, ma anche ciò che ha segnato una discontinuità tra il prima e il dopo. Contestualmente vivo con imbarazzo e disagio la stanca ritualità, spesso svuotata di significato, ridotta a bassa retorica, a mero trascinamento del passato.
Celebrare è un atto di riconoscimento e di riconoscenza.
Riconoscimento che l’essere umano e le sue vicende sono un valore assoluto, indicibile e incontenibile. Siamo frutto di ciò che ci ha preceduto e responsabili di interpretare il pezzo di strada che ci è concesso di vivere, per passare poi il testimone a chi ci succederà. Abbiamo il compito di fare la nostra parte, là dove ci troviamo e per quel che possiamo. Ed è ‘bello’ che ciò venga riconosciuto e non dato per scontato, gustato e non oltrepassato disinvoltamente, vissuto e non consumato svogliatamente.

mercoledì 10 marzo 2010

La seconda carica dello stato ...

... ha parlato di "priorità della sostanza sulla forma". Colui che è deputato a custodire le regole che relativizza le regole!
La vita 'trabocca l'orlo di qualsiasi tazza' (Pasternak), la vita è fatta di regole ma anche di episodi. E' necessario disporre di interpreti delle une e degli altri: chi è deputato a presidiare le regole dovrebbe essere garante dell'istituito con l'attenzione a non bloccare pregiudizialmente il nuovo; chi si pone sul versante del creare dovrebbe esser capace di accogliere l'emergente sollecitando, ma senza destabilizzare, l'ordine precostituito. Entrambi assolvono ad utili e necessarie funzioni.
E' la buona navigazione degli uomini e delle donne dentro questo siffatto mare che crea valore. In altre parole c'è bisogno di contenimento e contenuto, di continuità e discontinuità, di presidio ed invenzione, anzi, c'è bisogno del loro incontro. Solo tenendo insieme, facendo dialogare queste istanze si crea 'bellezza'.
In contrapposizione al cattivo interprete delle regole, ecco che il calcio - eccellente metafora della vita - offre un esempio di buon interprete degli episodi.
Mario Sconcerti, parlando di Mario Balotelli, afferma che "è fondamentale avere un giocatore che strappa la routine della partita e la porta lontano da ogni tattica". Uno, insomma, da usare quando non è più sufficiente mettere in atto una tattica, quando - sempre usando le parole dell'autore - "non vince chi gioca meglio, ma chi sa usare meglio gli episodi, chi sa costruirne di più e di diversi". Ma uno così può anche giocare poco, talvolta anche essere messo ai margini. Lo stesso giocatore, infatti, arriva ad affermare che il suo sogno "è di segnare in una competizione importante all'ultimo minuto. E magari non giocare dall'inizio, di entrare, segnare e vincere".

giovedì 12 novembre 2009

Siamo destinati a lasciare poche tracce ...

... di noi stessi: qualcosa in chi ci ha amati destinato progressivamente a sfumare in memorie altrimenti affaccendate.
Considero il tema della morte una delle questioni più importanti della vita, convinto - come Eugenio Scalfari - che bisogna portare il pensiero della morte come i signori dell'epoca sua portavano il falcone sulla spalla per abituare se stessi e l'uccello cacciatore a vivere insieme e prender dimestichezza l'uno dell'altro.
Sulle suggestioni dell'ultima pubblicazione di Carlo Maria Martini, l'autore citato, dall'alto della sua condizione di vecchio, cioè di chi vede la morte approssimarsi incalzata dal calendario, affronta questo tema.
E' interessante il suo punto di arrivo: la vita è animata dal sentimento dell'amore, dal desiderio del potere e dalla coscienza morale, ma è solo nell'amore, solo spendendo e consumando la propria vita nella prospettiva dell'altro che non si rimane né soli, né nudi, né disperati di fronte alla fine, anzi più ampi e più ricchi. Ecco che il falcone sulla spalla diventa amico.

lunedì 20 aprile 2009

Mi commuovono i vecchi ...

... muove qualcosa dentro (Giovanni Lindo Ferretti).
E' ciò che ho provato incontrando Sisto, una persona che, benché nella lucidità, presenta deperite le principali funzioni vitali (mobilità, vista, udito, ...).
Mi scuote la condizione del venir meno: assistere alla decadenza biologica, ma anche immaginare la progressiva scomparsa dei 'compagni di viaggio' (il vecchio è colui che ha molti morti dietro di sé). Un lento e inesorabile scivolare verso quel confine inconosciuto che chiude alla vita e apre alla morte.
Questa condizione rappresenta un potente contatto con la profonda realtà della nostra vita destinata in modo più o meno evidente al suo consumo, sicuramente a concludersi. Se è vero che ogni progetto ha in sé anche la sua morte, anche la vita presenta in sé i presupposti della fine.
Simone De Beauvoir, in un libro vecchio quanto il sottoscritto, affronta questo tema partendo da due ipotesi: la legge della vita è il cambiamento di cui l'invecchiamento è una espressione; la vecchiaia è un fenomeno biologico che ha conseguenze psicologiche.

venerdì 6 marzo 2009

Le decisioni sul vivere e il morire ...

... sono una costante della nostra vita: sono sia un 'potenziale' oggettivo, sia una diretta conseguenza di come conduciamo la nostra vita (come si lavora, come ci si alimenta, come si passa il tempo, ...). E' un insieme di libere scelte, quelle che riguardano lo stile di vita, che creano condizioni differenti di vita o di morte, che portano con sè rischi diversi.
Rischi che ricadono su noi stessi, ma anche sulle persone che ci stanno accanto. Quello che ci accade, infatti, non è indifferente a costoro.
Ma come poter disporre della medesima libertà - vedi il caso Englaro - quando non si può più scegliere? Questo mi inquieta.
Umberto Eco sottolinea di aver "il diritto di scegliere la propria morte per il bene degli altri". Sostiene, cioé, che in taluni casi la scelta di morire può essere una scelta d'amore.
"Laudato s' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, - da la quale nullu homo vivente po' skappare: - guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; - beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, - ka la morte secunda no 'l farrà male" 

mercoledì 24 dicembre 2008

Quanto vi propongo - la sera ...

... di Natale appare più 'pasquale' che 'natalizio'. Ma in questi ultimi giorni sono stato colpito da questi temi, anche per le risonanze con alcune situazione vicine.
Pietro Scoppola - recentemente scomparso - si chiede: Perché il mio tumore dovrebbe essere volontà di Dio?
Dal profondo di una vita trascorsa, di una sofferenza vissuta e dentro una prospettiva di fede 'laica', porta in luce alcuni aspetti essenziali dell'esistenza umana: da una parte l'opportunità di 'vedere la realtà, guardarla in faccia, non fingere, non illudersi', dall'altra la valenza e dell'amore e del dolore. Istanze, queste ultime, costituenti la vita: essenziali e - aggiunge l'autore - inscindibili, cioè l'amore porta con sé inevitabilmente anche il dolore.

lunedì 23 giugno 2008

Dare e togliere la vita ...

... Due fenomeni che coinvolgono dei giovani nonostante si pongano su due polarità diverse.
Il patto di Juno narra di giovanissime che cercano e trovano la gravidanza. Il paese dove i giovani muoiono suicidi parla di altri coetanei che si tolgono la vita.
Che cosa spinge i giovani a questi atti estremi? Quale promessa nel dare e nel togliere la vita?
Ilvo Diamanti, da una parte, accostando il suo esame di maturità con quello di suo figlio, evidenzia quanto diverse siano le condizioni e, soprattutto, quanto debole e precario è oggi il guardare avanti. Dall'altra Giacomo Panizza, interpellato direttamente sul 'togliere', parla della incapacità di reggere la difficoltà; di reggere la vita che è di per sé anche dolore e frustrazione.

martedì 20 maggio 2008

Viviamo vite separate ...

... anestetizzate.
Facciamo i conti con la realtà solo nel momento in cui non possiamo non farlo: quando incontriamo, ci scontriamo, con la nuda vita e la cruda morte; la realizzazione di un progetto ma anche il suo cadere nel nulla; la nascita di un bambino ma anche la morte di una persona. In questi momenti non possiamo non permetterci di provare e sentire la vita (questa volta estetica e non an-estetica). Ma è l'eccezione.
Umberto Galimberti in un testo di qualche anno fa (2002), evidenzia questa nostra incapacità di sentire e vivere i sentimenti e le emozioni con tutte le sue conseguenze.

sabato 15 marzo 2008

Cesare Prandelli è un uomo ...

... che vive il tempo e lo spazio che ha a disposizione, insieme a 'chi gli sta intorno'. Come tutti, consapevolmente o meno, fa le sue scelte: sceglie come vivere le situazioni e le relazioni. A differenza di gran parte di noi lui è un uomo conosciuto. In questo momento allena la Forentina.
Dall'intervista emergono i temi forti della vita: l'amore e la morte. Sia l'uno che l'altro sono parte integrante della vita, ma ognuno ha la responsabilità di come viverli: possono essere 'attraversati' oppure 'abitati', ci si può 'anestetizzare' oppure 'estetizzare' (est-etico).
Sembra, dalle sue parole, che lui abbia scelto la seconda: la più difficile ma, forse, la più 'bella'.

Letture:
Cesare Prandelli (leggere articolo)

venerdì 7 settembre 2007

Un salto nelle profondità della vita ...

... attraverso le risposte, lucide e libere, di un mancato suicida (Gianluca Pessotto).
E' un racconto della riscoperta del valore della vita come dono unico (pensi che tutto quello che hai è guadagnato, ogni gesto, ogni respiro in più ... benedici ogni giorno in più che respiri e sei felice).
E di fronte alla domanda "La vita, dopo, come funziona?" risponde: "Con l'amore degli altri, con le tonnellate d'amore che ti rovesciano addosso".
Anche il dramma della depressione ne viene tratteggiato (un buio tremendo, senza speranza). Per arrivare a dire che il vero nemico è la solitudine, è come quando percorri i trenta metri verso il dischetto del rigore, solo che se sbagli il tiro muori.
Rimane non trattato il tema del tradimento, del gesto di abbandono nei confronti di moglie e figli.

giovedì 3 maggio 2007

Propongo un 'bel' dialogo ...

... sulla 'vita di oggi' di Eugenio Scalfari e Umberto Galimberti.
Il nostro mondo, da una parte sta inesorabilmente perdendo i tradizionali riferimenti, dall'altra si sta affidando - illuso - al mito del razional-perfetto impersonato dalla 'tecnica'. Ma se perdiamo, benché obsoleto, ciò che abbiamo e se investiamo sul nulla, dove finiremo?
[...] scrive Scalfari: “Si può, sia pure con qualche fatica, oggettivare l’io. Ma il “sé”, cioè l’essenza, la cosa in sé del mio essere, non è pensabile. La mia incostanza impulsiva, le mie crisi neuronali, i miei sentimenti nascenti nel fondo dell’inconscio, non sono pensabili se non nel momento in cui emergono ed entrano nella sfera della coscienza".
[...] risponde Galimberti: "Se la psicoanalisi facesse tesoro di queste considerazioni avrebbe una buona occasione per riattivare il proprio pensiero, abbandonare la propria pretesa di trasformare o cambiare la condizione di quanti a lei si rivolgono, e indirizzare la conoscenza di sé là dove Nietzsche la indica: “Diventa ciò che sei” "[...]