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lunedì 1 agosto 2016

Complici di un sistema carnefice


L'"israelizzazione" del mondo occidentale si allarga a macchia d'olio.
Attentati indiscriminati nei quali ogni persona, casualmente, potrebbe essere coinvolta: spari sulla folla, esplosioni nei locali, automezzi lanciati fra la gente, .....
L'occidente è diventato un bersaglio.
Sul suolo italiano non è accaduto ancora nulla, ma sembra solo una questione di tempo. Dovremmo abituarci; farcene una ragione.

mercoledì 5 novembre 2014

L'ineludibilità di fare i conti con la realtà


Da 'uomo di chiesa', benché da qualche anno 'alla finestra', osservo con interesse l'azione di papa Bergoglio. In virtù della mia storia, quindi della mia identità, lo faccio con profonda attenzione e coinvolgimento.
Mantengo alta la convinzione che un ciclo storico-culturale sia da tempo concluso, che sia irreversibilmente consumata la capacità del cattolicesimo di comunicare e costruire senso e valore. Un'epoca è finita benché si trascini arrancando da anni; la Chiesa Cattolica è depotenziata, tenuta in vita prevalentemente per rispondere a bisogni di identità e appartenenza. Proseguire e perseguire senza mettere in discussione l'esistente è 'accanimento terapeutico'.

domenica 6 aprile 2014

Osare fiducia e responsabilità

 
Nel mio agire ho scelto di dare spazio alla fiducia.
Confido nella sua forza aggregante e abilitante, altresì nella sua capacità di mobilitare le energie; contestualmente e inscindibilmente mi affido alla capacità di cogliere quando, quanto e con chi si possa effettivamente esercitare questa leva, consapevole che, una volta ben agita, diventa virtuosamente vincolante; difficile uscire dalle sue trame.
In ogni caso è rischioso muoversi nell'orbita della fiducia.
Tale concetto si pone agli antipodi da tutto ciò che ruota attorno alla voce burocrazia, cioè all'organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità. La burocrazia comporta un dispendio di energie di gestione e controllo: definire, organizzare, sistematizzare, processare, autorizzare, rendicontare.

mercoledì 17 aprile 2013

Ridefinire la realizzazione, il successo, anche la felicità


Sotto i colpi della crisi la società dei consumi viene fortemente sollecitata: il paradigma del possesso vacilla, la ‘dittatura delsuperfluo’ non regge più. Gli inviti al consumo e alla spesa quale strategia per la crescita e lo sviluppo appaiono inconsistenti e anacronistici.
È in atto un profondo rovesciamento dei fattori in campo: i profeti del risparmio, del riuso, dell’eco compatibilità da ‘vox clamantis in deserto’ si ritrovano in pole position per le posizioni che contano. Ecco Grillo al Quirinale per le consultazioni, Laura Boldrini alla terza carica dello stato, per non parlare di Milena Gabanelli prima scelta del Movimento 5 Stelle per la Presidenza della Repubblica. Spazi nuovi, tutti da abitare e interpretare ex novo. E siamo solo all’inizio.
Tutto cambia, pezzo dopo pezzo, tutto assume altra connotazione. È solo una questione di tempo, ma tutto è destinato a mutare, a cambiar volto e fisionomia.

giovedì 14 marzo 2013

Voglio essere ‘attaccabile’

teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi / se tu ti proponessi di recitare te
Emilia Paranoica, CCCP




Ecco i gesti, semplici, e le parole, essenziali, del nuovo vescovo di Roma, Francesco; apparse a tutti un colpo di spugna alla pesante e asfittica cultura dominante, sicuramente una rottura dei cliché comunicativi. Grande risonanza e grandi speranze, probabilmente eccessive.
Che si parli di Chiesa o di Governo Italiano, oppure di ogni altra istituzione è chiaro che c’è una diffusa urgenza di riforme: non si sa se e come verranno realizzate e s’imporranno oppure se tutto continuerà come fino ad ora.
Siamo abituati, infatti, a tutt’altro. Parole vuote e inutili: consolidate sceneggiature con canovacci predefiniti. Tutti attenti a ‘quel che si deve dire’. La conclusione è l’esplicitazione di concetti che non corrispondono alla realtà: se non falsi, mere meta-comunicazioni, in ogni caso inconcludenti, certamente spersonalizzati. Conversazioni che diventano ‘recite’, lontane da ogni forma di ‘incontro’ e ‘confronto’.

venerdì 1 marzo 2013

Certezze infrante … è tempo di accelerare

Le dimissioni del Papa, l’affermazione politica del Movimento 5 Stelle, … la ‘crepa’ si apre e si propaga.
Come la farfalla che con il suo battito d’ali innesca l’uragano, come il cadere della ghianda apre la fenditura che chiude un’Era, così il nostro tempo appare irrimediabilmente rotto e il suo divenire accelera, conclude forse il suo ciclo.

Le tensioni accumulate hanno raggiunto la massima portata, le pressioni aumentano senza trovare sbocco. Premono, penetrano, irrompono e sfondano: rottura degli schemi espliciti, ma soprattutto di quelli impliciti, profondi. Preludio di tempi nuovi.

Su queste ‘crepe’ la classe dirigente si scopre improvvisamente inadeguata: vecchia e sbiadita, staccata dalla realtà, ancorata ad un mondo che non c’è più, ostinata a riproporre solo ciò che è consolidato; incapace, insomma, di interpretare l’emergente. Fallita l’autorigenerazione, l’auspicata rottamazione fa il suo corso da sé. Preludio di una repentina fine. Discontinuità, chaos.

Nel marasma, tra stordimento e disorientamento, depressione e degenerazione, si apre un bivio: nella rassegnazione e nell’impotenza assumere la posizione dello spettatore oppure provare ad interpretare l’inedito ‘abitando le crepe aperte’.
È il momento di rischiare. Si apre la possibilità dell’azione e della ‘proposizione’. Dopo anni di marginalizzazione, è arrivato il tempo di metterci del proprio, forse anche di divertirsi.
È una condizione che potrebbe riparare la profonda ingiustizia generazionale che si è venuta a creare. La generazione dei ventenni e dei trentenni, dimenticatae abbandonata, quella sulla quale i padri non hanno esitato a scaricare le loro colpe, può cominciare a trovare condizioni utili per esprimere energie, fino ad ora rimaste represse, pressate e schiacciate.
Forse è venuto il tempo del ricambio. Auspico una accelerazione.

Foto: Crepa

mercoledì 8 agosto 2012

In attesa di tempi migliori

Non è un bel stare al mondo ‘questo’.
Costretti a confrontarsi con l’inefficacia del consolidato: disorientamento; costretti a navigare a vista, senza prospettive: incertezza; costretti ad assistere all’esaurimento di un’epoca: dissolvimento.
Dimítris Dimitriádis direbbe che ‘viviamo nella luce di una stella morta’. Viviamo, cioè, sul trascinamento di qualcosa che non c’è più. Muore il mondo che ci ha accolto e cresciuto, e un po’ noi con lui; perché, ci piaccia o meno, ‘siamo fatti della stessa pasta’.
Possiamo fare ben poco: impotenti di fronte agli eventi, incapaci di ovviare alla deriva, insomma comparse di una sceneggiatura già scritta.
Ma se non possiamo incidere sull’‘as is’, la responsabilità di ‘come’ vivere tale situazione ricade su ognuno di noi.

domenica 15 luglio 2012

Tra onnipotenza e saturazione

Luoghi pubblici. Nelle stazioni ferroviarie, nei centri commerciali, talvolta anche nelle piazze e nelle vie vengono riprodotte scritte, suoni e video.
Luoghi quotidiani. Negli uffici, nelle stanze di casa, nelle automobili risuonano dati e informazioni.
'Non luoghi'. Lungo gli spostamenti, durante i viaggi, nelle pause e nelle attese dilaga l’utilizzo di piccoli e potenti strumenti di ricezione e trasmissione.
Ci ritroviamo invasi ma anche invadenti, con la 'facile' possibilità di essere raggiunti e di raggiungere. In ogni luogo, in ogni momento. Sempre.
Siamo di fronte ad una nuova condizione di vita. Condizione oggettivamente abilitante: è possibile contattare ed essere contattati, seguire a distanza, impartire indicazioni e direttive, costantemente. Si amplifica efficienza ed efficacia.
Ma contestualmente tale condizione riempie e satura. Il rischio di trovarsi inondati, assorbiti, prosciugati è elevato, fino alla esautorazione di se stessi.
Ecco la duplice sensazione di onnipotenza e di esaurimento. Il riempimento e la saturazione rappresentano potenti ‘stupefacenti’: eccitano, inebriano, anestetizzano; contestualmente travolgono e deprimono in quanto conducono al confine, portano a toccare il limite, a confrontarsi con ciò che non è possibile. Errore, vincolo, mancanza, inadempienza ... divengono parole comuni e usuali. Non più eccezione.
Tale condizione sollecita l'individuo, in particolare l’idea di adeguatezza e inadeguatezza, di giusto e sbagliato.
Eccoci dentro un nuovo paradigma. Auguri a tutti.

Foto: Saturation Urbaine

sabato 26 maggio 2012

Vite esposte ed esibite

‘Le vite degli altri’ è un pregevole film di qualche anno fa. Nella Germania dell’Est degli anni Ottanta, Gerd Wiesler, capitano della Stasi, viene incaricato di spiare e tenere sotto controllo Georg Dreyman, famoso scrittore teatrale e intellettuale. Entra, si intromette abusivamente nella sua vita, anche quella più privata.
Oggi è diventato facile ed usuale trovarsi nella condizione del capitano della Stasi: entrare in contatto con il ‘privato’ delle persone. Quello delle persone più disparate. Pezzi significativi di vita sono venuti a portata di mano, tali per cui si può sapere come una persona è (anche fisicamente), dove è, chi incontra, cosa fa, cosa prova e pensa: talmente tanti elementi da poter ricostruire e immaginare stati d’animo, emozioni, insomma prefigurare intere situazioni.

giovedì 8 marzo 2012

Costruire il futuro: compito di chi ci succederà

Non ho scelto di venire al mondo, ancor meno chi mi ha generato, sia dal punto di vista fisico che culturale. Mi ritrovo ad essere quel che sono, a vivere le giornate disponibili, a partire da questa posizione.
In questo frangente le condizioni congiunturali non sono agevoli, bensì confuse e sconnesse.
È chiaro che il ritmo di una lunga fase storica si è definitivamente rotto: è finito un ‘tempo’ e c’è poco spazio per l’ottimismo, per guardare al futuro con fiducia e speranza. Siamo entrati in una fase ‘stretta’, 'corta' di risorse, con scorte esigue. Senza idee e senza prospettive si impone la sospensione. Si rimane fermi, a secco, senza parole e senza energie.
Come afferma Giorgio Agamben, in mancanza di fede o fiducia non è possibile futuro. C´è futuro solo se si può sperare o credere in qualcosa, ma tutta la fede è stata fagocitata dal denaro. Il potere finanziario ha sequestrato il futuro, tutto il tempo e tutte le attese. Il vivere – sostiene Giovanni Lindo Ferretti – è stato subordinato a ragioni di convenienza economica.

sabato 7 maggio 2011

Nostalgici e sciacalli

Non mi coinvolge l’esultanza per la morte di Bin Laden, neppure il clamore per la beatificazione di Giovanni Paolo II°, non mi emoziona il wedding reale d'Inghilterra. Sento lontane queste celebrazioni, ancorate ad un passato che non ha futuro. C’è bisogno d'altro.
Evocativa è la vignetta riportata a fianco. L’individuo rimane inevitabilmente radicato alla sua storia e, come sostiene W.B. Arthur, dipende molto dal cammino (path dependance). È decisivo ciò che ognuno ha attraversato lungo la sua via: gli odori, l’aria, il clima e con questi le emozioni scaturite dallo stare dentro i personali e collettivi eventi vissuti. Insomma, una volta messe radici, viene assunto un punto di vista partigiano di vedere se stessi e tutto quello che sta attorno. Ciò vale anche per le vicende della collettività, per le epoche della storia.
Il Novecento occidentale ha sviluppato il suo punto di vista a partire dall'esperienza nazi-fascista. Le ideologie, i valori, gli ordinamenti nazionali e internazionali sono stati forgiati a partire da quell’esperienza. Ecco per noi italiani l'ordinamento costituzionale.

mercoledì 6 aprile 2011

Le ragioni dell’altro nel ‘regime di cristianità’

Sono nato e cresciuto nel 'regime di cristianità'. Ne sono stato anche un esponente, ricoprendo ruoli che ho provato ad esercitare al meglio, per quel che ho potuto e finché ci sono riuscito.
Quello che sono è frutto di questa storia che vivo con ambivalenza e disorientamento, talvolta con imbarazzo. Mi risuonano forti le parole di Vasco Rossi riportate in una recente intervista: "Io vengo da un’educazione cattolica ed è andato tutto bene fino a quando a dodici anni sono andato in un collegio di preti e ho conosciuto l’istituzione Chiesa: lì è saltato tutto".
Io non ho fatto saltare nulla, ma sento chiaro il rischio di deragliare: i binari non sono idonei a farmi proseguire. E di fronte al cieco trascinamento di ciò che si è sempre fatto, ovvero di fronte all’ostinazione a continuare come se nulla fosse accaduto, ho mollato la presa. Mi sono fermato. Rimasto sulla soglia, impietrito e impotente, assisto al lento e inesorabile venir meno dei riferimenti di una vita, i miei e quelli di coloro che mi hanno preceduto, di generazione in generazione.

venerdì 11 marzo 2011

Mettersi in gioco, al di là del vero e del falso


Con l'espressione, italianizzata, "fare l'amore", i ‘vecchi della mia terra’ non intendevano l’atto sessuale ma semplicemente l’esistenza di un legame affettivo tra due persone, naturalmente eterosessuali. Fino a qualche decina d'anni fa, infatti, il sesso fuori dal matrimonio era un tabù, quasi uno scandalo; di seguito è diventato un 'dato di fatto' per lo più negato o nascosto; negli ultimi anni è stato sdoganato e accettato, anzi chi si pone in un'ottica di deplorazione rischia di essere bollato come moralista.
Sono cresciuto dentro un contesto costituito da credenze e principi potenti. Il vero e il falso, il giusto e l’errato erano ben definiti. Pochi i margini di uscita. Benché si assista alla progressiva erosione delle credenze tradizionali, civili, religiose, politiche, scientifiche, se non al loro fallimento, persiste e resiste l'idea – come afferma Giorgio Agamben – che per agire bene bisogna disporre di un sistema di credenze prefissato.

mercoledì 8 dicembre 2010

L'irrompere della scorrettezza

E' stata una amica, a partire da una discussione sul matrimonio, a farmi riflettere su come oggi sia stato sdoganato, quasi normalizzato, l'inadempimento. La separazione e il divorzio, infatti, sono diventati una opzione ed hanno perso la natura di 'accordo disatteso'. Anche sul fronte del linguaggio si riscontra lo stesso fenomeno: il rapporto tra le parole e la loro veridicità - come afferma Paolo Pombeni - si sta incrinando. Tutti possono dire di tutto, anche le sciocchezze come quella di 'fregarsene delle prerogative del Capo dello Stato'. E, purtroppo, senza 'pagare pegno'.
Ciò vale per ogni codice e regola, individuale e sociale, esplicita ed implicita. Vengono progressivamente meno quei riferimenti abilitanti la comunicazione, il capirsi, l'accordarsi, l'integrarsi, .... Siamo, invece, di fronte a chiare ed evidenti invasioni di campo. Irrompe la scorrettezza. Barbara Spinelli parla di via libera allo scandalo. Anzi lo scandalo è divenuto normalità, il tremendo s'è fatto banale e scuote poco gli animi.
Questo è il contesto nel quale ci è dato di vivere: costretti a muoverci nel perimetro dell'osceno. Ma se non possiamo scegliere il contesto di vita (anche se rientra nell'ordine del possibile lasciare il 'belpaese'), rimane l'imperativo, per quel che si può, di resistere a questa deriva con la speranza che all'orizzonte si apra nuovo spazio di senso e significato, nuove possibilità. Un resistere, quindi, né oppositivo e né pregiudiziale, ma disposto a cogliere e recepire il 'frutto delle cose'. Anche perché - come afferma Marco Paolini - non ho mai pensato che nella vita, per procedere, si debba necessariamente andare in linea retta. La presenza di itinerari un po' sghembi è costitutivo della vita, ancor più in una fase di profondo cambiamento come quella attuale.

Foto: Scandalo

giovedì 21 ottobre 2010

Non c'è più tuning

Anch'io, qualche anno fa in una via centrale di Milano, ho oltrepassato velocemente una donna appoggiata ad una vetrina circondata di urina. Benché a disagio, ho fatto finta di niente. Sono andato oltre.
La scena era fuori posto. Come afferma Elena Loewenthal si è trattato di un evento consumato in un luogo di passaggio, di transito; un non-luogo che non appartiene a nessuno e dove nessuno ha nulla da rivendicare, un territorio neutrale dove siamo tutti di passaggio, incapace quindi di generare conflitti.
Le 'cose' accadono sempre più dove non devono accadere: circostanze comuni con esito agghiacciante e imprevedibile. Ci stiamo abituando ad aspettarci 'di tutto'. E anche quando accadono al loro posto, attraverso la tecnologia l'evento diventa a portata di mano.
Scena e circostanze stanno perdendo l'usuale 'accordatura' e tutto appare mescolato in un indistinto disorientante.
Non mi preoccupa l'evento violento o drammatico in sé - che è sempre esistito e sempre esisterà - piuttosto mi interroga l'evidente rottura degli equilibri consolidati. Ciò alimenta la sensazione che ogni cosa possa accadere, che ogni comportamento fuori standard possa essere un pericolo, capace di scatenarsi con una facilità spropositata, come se fosse stato lì in agguato ad aspettare il momento propizio. Ma non bisogna scordare che il venir meno di qualcosa è sempre il presupposto per 'altro', per ciò che deve venire.
In questa situazione trova una sua comprensione l'andare oltre: 'non vedere' e 'non sentire' sono la reazione più spontanea al disorientamento, alla incapacità di rispondere all'inatteso.

Foto: tuning the arp (2/2)

giovedì 7 ottobre 2010

Non ho scelto in quale epoca vivere...

Da questo punto di vista non mi ritengo particolarmente fortunato: sento gli ultimi decenni più 'comodi' che 'interessanti', più orientati a sostenere quanto già c'era - talvolta anche ad oltranza - che ad intuire il nuovo, a costruire l'emergente. Nell'ultimo periodo, in particolare, sta emergendo un lento e progressivo imbarbarimento.
Questi processi storici procedono per loro conto e a nulla vale ogni forzatura; non resta che accoglierli per quel che sono, comprenderli, per quel che si può, e sintonizzarsi sulle loro lunghezze d'onda così da evitare di chiedere ciò che non si può ottenere.
Alessandro Baricco sostiene che è in corso una mutazione che non può essere spiegata con il normale affinarsi di una civiltà, ma sembra essere, più radicalmente, il tramonto di una civiltà e, forse, la nascita di un'altra. Mi piace l'idea che si apra una nuova fase della storia, questo pensiero attiva in me la speranza - spero non sia illusione - di poter mettere a disposizione le mie energie e le mie risorse in modo più pieno e, soprattutto, rappresenta uno sbocco di senso al disordine che percepisco attorno a me. Infatti, è veramente difficile assistere al trionfo dell'ignoranza e dell'oblio, allo sfarinarsi della statura civile, della tensione morale e della tenuta culturale. Ciò può essere più facilmente accolto se si considera questi segni di imbarbarimento come decorso fisiologico, come una sorta di scarico chimico che la fabbrica del futuro non può fare a meno di produrre.
Anche se tutto ciò fosse vero, non c'è alcuna garanzia circa la bontà dell'esito della mutazione; non è detto che ciò che deve venire sia migliore di quanto già c'è.
Chi vivrà vedrà.

giovedì 3 maggio 2007

Propongo un 'bel' dialogo ...

... sulla 'vita di oggi' di Eugenio Scalfari e Umberto Galimberti.
Il nostro mondo, da una parte sta inesorabilmente perdendo i tradizionali riferimenti, dall'altra si sta affidando - illuso - al mito del razional-perfetto impersonato dalla 'tecnica'. Ma se perdiamo, benché obsoleto, ciò che abbiamo e se investiamo sul nulla, dove finiremo?
[...] scrive Scalfari: “Si può, sia pure con qualche fatica, oggettivare l’io. Ma il “sé”, cioè l’essenza, la cosa in sé del mio essere, non è pensabile. La mia incostanza impulsiva, le mie crisi neuronali, i miei sentimenti nascenti nel fondo dell’inconscio, non sono pensabili se non nel momento in cui emergono ed entrano nella sfera della coscienza".
[...] risponde Galimberti: "Se la psicoanalisi facesse tesoro di queste considerazioni avrebbe una buona occasione per riattivare il proprio pensiero, abbandonare la propria pretesa di trasformare o cambiare la condizione di quanti a lei si rivolgono, e indirizzare la conoscenza di sé là dove Nietzsche la indica: “Diventa ciò che sei” "[...]

mercoledì 18 aprile 2007

Wendy Mogel parlando di educazione ...

... e di bambini (ma il discorso può ampliarsi ad ogni relazione con l'Altro) evidenzia la "trappola" che la attuale cultura fortemente competitiva ci tende: "diventare dei vincitori trascurando il dono più sacro, ovvero la santità e la potenza del momento presente e l’individualità di ognuno".
Momento presente e individualità che rimandano e alla necessità di accettare la normalità come le turbolenze, e alla esigenza di abbandonare l'illusione di "aggiustare" gli altri preoccupandoci di più, magari insieme, di ciò che ci accade intorno, e, ancora, alla opportunità di dare fiducia all'Altro anche quando non comprendiamo, talvolta non condividiamo, scelte e azioni.

sabato 31 marzo 2007

Il filosofo e uomo politico ...

... Mario Tronti propone una riflessione sull'oggi coniugandola con il tema della spiritualità. La presenta come l’ultima e definitiva frontiera della resistenza nei confronti dell’aggressione proveniente dal mondo esterno.
La spiritualità - continua l'autore - è un linguaggio della crisi. Noi viviamo nella società della fretta, del movimento accelerato, della corsa quotidiana, dell’arrivare in tempo, dell’orologio e ascesi, vigilanza, pazienza, ascolto, meditazione, preghiera, silenzio, solitudine sono tutte parole oggi alternative a tutto quello che ci circonda.