Mi colpisce l’enfasi
data alla nascita del Royal Baby, in particolare la pesantezza del nascere
Royal: predestinato a rappresentare e simbolizzare pezzi di mondo, sollecitato
a dover essere ciò che non necessariamente è. Subordinazione alla condizione; nel
privilegio della posizione, pura violenza.
Tale condizione connota ogni essere umano.

Tutti gli ambiti della
vita sono densi di regole, spesso implicite, tanto indicibili quanto potenti.
Le regole, una volta consolidate, definiscono un perimetro che discrimina il consentito
dal non consentito. Per inciso, ogni qual volta si utilizza l’espressione ‘per opportunità’,
ci si riferisce a tale istanza: non si esplicita nulla se non l’esistenza di un
potente confine.
Siamo sostanzialmente
chiamati ad adattarci rispetto a ciò che troviamo attorno. I margini di azione
e di intervento sono limitati. Intuirne i confini è fondamentale; muoversi
intorno ad essi un atto di necessità, volontà, talvolta possibilità.
Ognuno, dentro tale
contesto, fa ciò che può. Le opzioni ruotano attorno a due variabili: la dotazione
di risorse personali e la disponibilità all’adattamento. Ogni combinazione
crea una tipologia di stato, dovuta quota parte alla natura delle cose e quota parte all’orientamento
adottato.
Insomma la capacità di
percepire e tener conto del contesto è presupposto necessario per poter ambire a
‘mettere del proprio’ nell'ambito di riferimento. Possedere tale competenza non è necessariamente un merito, sicuramente
lo è la scelta di come spendere le risorse disponibili, qualora cioè vengano utilizzate per dare valore, non solo a se stessi, ma anche agli altri.
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