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venerdì 6 marzo 2015

Dalla rendita alla costruzione di valore


Scopriamo, anche inconsapevoli, che per anni abbiamo vissuto di rendita.
Rendita conseguente al posizionamento acquisito nei decenni pregressi: forte crescita a cui è seguito l'assestamento, fino a diventare adagiamento, cioè mera difesa della posizione acquisita.
Il paradigma della rendita si fonda sul preservare quanto disponibile. Questo è stato lo statement prevalente: garantire il perpetuarsi della ricchezza presente distribuendola adeguatamente, cioè assegnare priorità alla continuità piuttosto che all'evoluzione.

giovedì 20 marzo 2014

'Inattualità' dell'esistente

Vendola in una recente intervista a La Stampa confessa il senso di 'inattualità' scaturito da merito e, soprattutto, metodo del recente rilancio dell'azione politica.
Considero tale dichiarazione un chiaro indicatore del cambiamento in atto: colui che fino a poco tempo fa veniva additato quale rappresentante del nuovo e dell'emergente si scopre repentinamente obsoleto.
Stremati da anni di buio, disorientati da una persistente inconcludenza, l'entropia comincia a trovare prime forme di composizione. Antonino Ferro parlerebbe di funzione alfa in atto, cioè di trasformazione della sensorialità in pensiero e in azione. 
Affermare che il sistema abbia individuato uno sbocco è eccessivo, ma sicuramente sta montando l'idea, condita dalla speranza, che si stiano creando le condizioni per la ricostruzione; ecco comparire ed affermarsi nuovi scenari, forse parimenti velleitari e inconcludenti, ma sicuramente diversi da ciò che li ha preceduti. 

lunedì 13 maggio 2013

Zingari, accattoni, disabili, clandestini ... presenze scomode che abilitano l'evoluzione



La nascita conferisce una condizione 'partigiana'.
Nasciamo e cresciamo appartenenti ad una identità definita. Ciò è tanto rassicurante quanto limitante. Io ne ho colto più la mancanza che il valore. Per questo ho provato a mettere i piedi 'fuori'.
Osservando i miei trascorsi intravedo il bivio che mi si è posto dinnanzi: accogliere lo statu quo percorrendo la strada dispiegata, senza guardare oltre e senza porre troppe domande, oppure volgere lo sguardo altrove provando a far entrare ciò che c'è 'fuori'.
Ho provato a muovermi in questa seconda direzione: mettere i piedi 'dove non si può' ma sempre con cautela e attenzione, cioè rassicurando e facendo capire che nonostante tutto mai avrei usato ciò che era 'fuori' per contaminare il 'dentro'. Talvolta ci sono riuscito, altre volte meno.