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giovedì 18 agosto 2016

"Brandizzare" l'esistenza

La facilità di comunicazione, attraverso parole ed immagini, è un dato acquisito: con i nuovi media è possibile contattare con grande facilità una molteplicità di persone; condividere notizie, esprimere concetti, mostrare situazioni, cose e persone, il tutto in modo dettagliato e in tempo reale. 
Grandi spazi di possibilità si sono aperti, molti ancora da esplorare. Strumenti e pratiche diventate oggigiorno imprescindibili nella pratica commerciale: vendere un prodotto/servizio, promuovere una istituzione, eventualmente una professionalità. 
Mettere in circolo specifiche e mirate narrazioni è diventato a portata di tutti. Tali pratiche hanno contagiato e travolto anche la quotidianità delle persone: oramai tutti, chi più e chi meno, utilizzano queste prassi.

venerdì 23 ottobre 2015

L'urgenza di intraprendere il possibile


Il naturale trascinamento dei tempi si è interrotto bruscamente. I tradizionali e consolidati schemi sono venuti meno.
Non riconoscere ciò significa alimentare l'inutile, l'inattuale. 
In questo contesto è facile risultare inadeguati: i più navigati repentinamente obsoleti, gli emergenti prematuramente fuori gioco, i più giovani immaturi e lontani dalla possibilità di scalfire l'esistente. Impotenza diffusa.
Benché l'esigenza di risposta sia alta e chiara, è difficile risultarne all'altezza: si rincorre la domanda offrendo ciò che si sa fare ma senza riuscire ad essere soddisfacenti, rimanendo lontani dall'incidere sul bisogno; proseguire e perseguire su questa strada è andare alla deriva.

sabato 19 aprile 2014

La necessità dell'interesse personale

Perseguire l'interesse personale è parte irrinunciabile e costitutiva dell'agire umano.
La sopravvivenza fisica e psichica passa attraverso la soddisfazione di bisogni primari tra cui quello del 'riconoscimento'. Status, possesso, visibilità, reputazione, potere sono segnali ed evidenze di tutto ciò.
L'interesse personale va quindi messo in relazione a quello altrui, e non tanto per etica o estetica, quanto appunto per necessità: l'equilibrio sociale non è frutto di un ideale etico-morale, quanto della composizione di contrapposte esigenze di affrancamento. Tener conto degli altri è necessario affinché gli stessi tengano conto di noi stessi.
Quindi il primordiale istinto ad affermarsi viene tenuto a bada dall'irrinunciabile reciprocità.

giovedì 6 marzo 2014

Con i piedi sull'emozione


Biologicamente nasciamo, cresciamo e moriamo. Ma il vivere non è solo questo: la vita è emozione.
L’emozione è un interessante metro della vita umana: quanto siamo in grado di produrre emozioni? quanto sappiamo viverle e gestirle?
La nascita e la morte sono eventi potenti, ma tra questi si collocano molteplici situazioni emozionali, alcuni inevitabili, talvolta subiti, altri frutto della deliberata azione individuale.

giovedì 6 febbraio 2014

Far finta di non sapere: siamo tutti Scajola e Mastrapasqua


Non voler sapere, omettere di sapere, fingere di non sapere, sono diffusi meccanismi di difesa messi in atto dall’essere umano; talvolta funzionali a 'fare andare avanti le cose', ad intraprendere scelte difficili e sfidanti, ma per lo più volti ad evitare fatica e responsabilità, oppure semplicemente scelta tattica utile per ‘lasciar scivolare via le cose’ senza prendere posizione.
Adottiamo strategie di tal genere sia nei confronti degli altri che di noi stessi.
La storia dell’ex presidente dell’INPS è emblematica. Come è stato possibile autorizzare, operativamente e socialmente, una tale concentrazione di incarichi e privilegi? Oppure come può affermare un ex ministro della repubblica che una casa gli è stata pagata “a sua insaputa”?

martedì 1 ottobre 2013

Meritato declino


Assisto, inerme, all’arrancare, al procedere dispendioso e inefficiente delle ‘cose’. Molteplici energie profuse, spese inutilmente.
Mi rattrista esercitare la mia abilità nel “dire ciò che si deve dire”, nel "tenere a galla ciò che c’è”, spesso con la sola sensazione di prolungare l’agonia; mi rammarico, soprattutto, di non riuscire ad esprimere “ciò che è” quale presupposto per avviare “ciò che si deve fare”. Mi accontento di “buttare qua e là qualcosa” senza troppa speranza di dare un contributo, di essere utile.
Questo è il tempo che ho incontrato lungo la mia strada; queste sono le capacità che posso mettere in campo – evidentemente insufficienti per incidere. Prendo atto di sterilità e inadeguatezza.

mercoledì 10 luglio 2013

L’indifferenza che abilita l’ingiustizia


Recentemente, di fronte ad un inatteso ‘no!’ da parte della pubblica amministrazione, di fronte all’irrigidirsi ed inasprirsi dei requisiti atti a garantire un servizio fino a quel momento goduto, ho reagito.
Mi sono fatto presente alla controparte, ho coinvolto tutti gli attori informati dei fatti, ho raccolto, integrato e elaborato le istanze utili; il tutto con l’attenzione, quasi maniacale, a mettere nella condizione l'altra parte di riconoscere le mie istanze, senza andare allo scontro, senza contrapposizione, anzi accompagnandola alla deliberazione auspicata. In altre parole, ho provato a veicolare la mia rappresentazione della realtà.
L’esito è stato positivo: sono riuscito a far accogliere il mio punto di vista.

martedì 30 aprile 2013

Il cambiamento rinviato


Condivido l’analisi di Concita De Gregorio: l’esecutivo Letta è un ‘governo della riduzione del danno’. Nulla di più. Ha escluso dalle posizioni rilevanti gli ‘impresentabili’, probabilmente farà alcune cose buone, ma non è costitutivamente attrezzato per affrontare la profonda esigenza di cambiamento.
Avrei preferito che si esplorassero altri territori e che gli attori fossero diversi. Sarebbe stato sicuramente rischioso, ma questo è il tempo di osare.
Delle vicende politiche di queste ultime settimane rimane solo il discorso di Giorgio Napolitano, neppure la sua rielezione a Presidente della Repubblica. Dall’alto della sua legittimazione si è autorizzato a dire come stanno le cose: ha denunciato la situazione di paralisi e le responsabilità della classe politica.
Beppe Severgnini ha elencato le parole utilizzate da Napolitano: “omissioni, guasti, irresponsabilità, lentezze, esitazioni, calcolistrumentali, tatticismi, sperimentalismi, sterilità, autoindulgenza, nulla difatto, corruzione, sordità e dispute banali”. Termini che stigmatizzano una stagione politica e con essa un intero periodo storico caratterizzato da una cultura del fare e gestire istituzionale che, a cascata, ha coinvolto, con responsabilità progressiva, tutto e tutti.

lunedì 15 ottobre 2012

Contro ogni possesso, anche dei figli da parte dei genitori

Luca scrive su Fecebook:
“Ma sono l'unico nauseato dall'ipocrisia e dalla morbosità sul bambino di Padova? Sono l'unico a pensare che davanti aparenti che non ottemperano alle disposizioni di un Tribunale di un Paese democratico si debba intervenire?”
Registro la condanna da parte del ‘sentire pubblico’ del comportamento della Polizia, oggettivamente maldestro e inopportuno; comportamento, peraltro, portato alla ribalta da immagini ‘rubate’, completamente decontestualizzate. Mi colpisce soprattutto la posizione assunta dalle ‘istituzioni’, appiattita nell'assecondare tale sentire.
Bisognerebbe conoscere la storia, e solo dopo averla compresa provare a trarre le conclusioni. Invece no! Tutti, o quasi, a deplorare il comportamento della Polizia. Tutti all’unisono legittimati nello stigmatizzare una azione, senza traccia di 'riserve' e senza opportuni approfondimenti. Perché?

giovedì 23 agosto 2012

Anima delicatissima

Con questo epiteto osava chiamarmi Sisto: vecchio, scorbutico sacerdote del mio paese natale. Al di là della corrispondenza con la realtà, mi è sempre piaciuta questa denominazione: riusciva a catturare il dolore e la gioia della fragilità umana.
La fragilità mi accompagna: la vedo, l’osservo, l’ascolto, anche la respiro. La fragilità non è eccezione ma elemento costitutivo dell’essere umano: sempre presente, benché sopita e repressa. ‘Tutto’ è strutturalmente fragile, ma rara è la consapevolezza.
Sento il valore – usando le parole di Vittorino Andreoli – di ‘svelare la fragilità, di mostrarla […] come fosse la principale identificazione di uomo in questo mondo’. Ho la convinzione che nel suo riconoscimento, nel tentativo di guardarla in faccia si sveli ‘il dolore di sopravvivere contestualmente alla gioia di vivere’, ciò che Jean-Louis Trintignant rappresenta nel film “Amour” di Michael Haneke nell’interpretare il ruolo del vecchio marito che accompagna l'amata moglie malata verso la fine della vita.

sabato 26 maggio 2012

Vite esposte ed esibite

‘Le vite degli altri’ è un pregevole film di qualche anno fa. Nella Germania dell’Est degli anni Ottanta, Gerd Wiesler, capitano della Stasi, viene incaricato di spiare e tenere sotto controllo Georg Dreyman, famoso scrittore teatrale e intellettuale. Entra, si intromette abusivamente nella sua vita, anche quella più privata.
Oggi è diventato facile ed usuale trovarsi nella condizione del capitano della Stasi: entrare in contatto con il ‘privato’ delle persone. Quello delle persone più disparate. Pezzi significativi di vita sono venuti a portata di mano, tali per cui si può sapere come una persona è (anche fisicamente), dove è, chi incontra, cosa fa, cosa prova e pensa: talmente tanti elementi da poter ricostruire e immaginare stati d’animo, emozioni, insomma prefigurare intere situazioni.

domenica 13 maggio 2012

Scoprirsi privilegiati

A bordo di un ‘freccia bianca’ in attesa di lasciare la stazione di Brescia.
Osservo dal finestrino le persone sedute sulle panchine. Mi ritrovo in 'movimento' mentre altri sono 'fermi'. Sono occupato, anzi fatico a stare appresso alle ‘cose’, mentre altri, sempre più numerosi, si ritrovano sfaccendati, non sanno cosa fare.
Per alcuni il 'movimento' è sempre maggiore e vorticoso, a tratti travolgente, per altri vige una situazione di ‘blocco’ che progressivamente si espande, si irrigidisce. Tale condizione è diffusa, repentina nel suo avverarsi, drammatica nei suoi esiti.
Le differenze si acuiscono dando vita a vere e proprie disparità. Rimangono gli opposti: tutto pieno o tutto vuoto. Sono saltate le vie di mezzo: dentro o fuori, privilegiati o svantaggiati. Sono saltati i meccanismi di mobilità tra le parti. Si apre il baratro.

mercoledì 30 novembre 2011

La scorciatoia della volgarità e del perbenismo

Accolgo la provocazione di Franco Bolelli apparsa su facebook qualche giorno fa. Naturalmente il riferimento è il confronto fra ‘berlusconismo’ e ‘montismo’: sono esemplari le immagini circolate sui media in queste settimane relative a stili e sembianze di premier e ministri; estremizzando: il modello ‘volgare’ versus quello ‘perbenista’.
Appunto, siamo sicuri che intraprendere la via opposta sia la soluzione?
Il tempo ci dirà se l’azione di Monti e del suo governo si esaurirà nel perseguimento del giusto contrario, oppure si rivelerà una coraggiosa elaborazione dei bisogni della realtà. Le conseguenze le verificheremo direttamente sulla nostra pelle.

domenica 19 giugno 2011

Decadimento fisico

Il tempo lascia i suoi segni. Li depone in ogni forma della natura, ancor più negli esseri viventi tra cui l’essere umano. Il decadimento fisico inizia quando si è ancora ventenni.
Osservo i volti di coloro che si muovono attorno a me e vedo i segni del tempo e della vita: il raggrinzimento della pelle prende il sopravvento sull’originaria freschezza, l’appesantimento delle membra tradisce l’antico slancio e tono. Lo scenario si intristisce. Gravano più le sollecitazioni della vita che l’esposizione al tempo: il vissuto preme sulle ossa, erode i tessuti, lasciando tracce e solchi sempre più evidenti.

giovedì 13 gennaio 2011

La potenza e i limiti dell'implicito

Detesto i cliché, le semplificazioni, le facili valutazioni.
Abortire è un omicidio oppure un atto che riduce il danno? Avere molti figli è generosità, apertura alla vita, oppure un atto d’incoscienza? Arruolarsi, andare a combattere e, forse, morire – come è accaduto a Miotto in Afganistan – è eroico oppure buttare la vita al vento?
L’implicito è potente. Traccia i confini tra ‘giusto’ e ‘sbagliato’, impone risposte predefinite alle varie questioni della vita, definisce ‘cosa dire’ e ‘cosa fare’. Indicazioni potentissime, tali da indirizzare le scelte e i comportamenti delle persone.
La disponibilità di regole è un valore: rassicura le persone, risponde all’esigenza di sentirsi ‘a posto' con se stessi e con gli altri. Ma contestualmente le regole rappresentano un ostacolo perché impongono rappresentazioni fisse della realtà, ingessandola. Mi rendo conto dell’ambivalenza, dell’essere io stesso sia beneficiario che detrattore di queste regole: da una parte attento fruitore in modo da risultare adeguato e inattaccabile, dall'altro infastidito dalle loro maglie strette. Detesto infatti ogni costrizione, ogni limitazione della mia espressione e della mia libertà di scelta.
E' chiaro che uscire da queste maglie, cioè optare per linee di vita non allineate e distintive comporta la valutazione, la collocazione nella categoria del ‘bene’, ma soprattutto in quella del ‘male’. Non mi preoccupa la valutazione in sé, che è inevitabile, mi urta la valutazione spicciola e banale, quella che considera 'giusto' o 'sbagliato' il solo fatto di fare o non fare certe cose. La valutazione, invece, deve avvenire rispetto alla capacità o meno di sviluppare serenità e benessere, di fare scelte capaci di creare valore per se stessi e per gli altri. E ciò passa attraverso l'agire conformemente a ciò che si è in sintonia con il contesto di riferimento.

Foto: Remix Bicentenario

domenica 29 agosto 2010

Nessuno è solo se stesso ...

...: il riconoscimento può avvenire sia per ciò che si è, ma anche per ciò che si rappresenta.
Viviamo di riflesso altrui, quello di chi - per parentela o adesione - ci ha accompagnato e ci accompagna nella vita. Per esempio io sono stato 'figlio di ...', identificato con il 'ceppo familiare dei ...', successivamente 'allievo di ...'. Sono legami e appartenenze inevitabili che possono essere funzionali alla propria emancipazione se prevedono l'uscita di scena di 'genitori e maestri'.
Si può brillare di luce propria (per quel che si può), oppure adagiarsi sul riflesso altrui, assumendo la funzione di megafono e amplificatore di suoni e voci d'altre identità. Capita infatti di incrociare persone che non sono solo loro: toccarli significa toccare altro. E se questo altro è forte e potente, diventano intoccabili. E' questa una posizione dalla quale si possono trarre favori e benefici, ma densa di rischi per se stessi (mettere le proprie sorti 'fuori da sé') e per gli altri (inquinare il flusso delle relazioni).
L'abdicazione alla individuale capacità creativa infonde in me tristezza; la collusività dei rapporti mi infastidisce.
Chiara Saraceno, focalizzando l'attenzione sui legami parentali, evidenzia gli effetti del venir meno dei confini tra le persone: l’intimità che diviene mancanza di limite e il senso di appartenenza che diventa pretesa di possesso. E' questa la condizione nella quale possono svilupparsi comportamenti e aspettative ove sparisce il confine tra la solidarietà e l’abuso, tra il prestare aiuto e il favorire, anche a scapito delle regole e del bene comune.

venerdì 16 luglio 2010

Il 'contagio' è un fenomeno potente ...

..., più potente di quanto si pensi: non si limita alla malattia infettiva ma abbraccia il comportamento, anche il modo di fare e di pensare. Siamo indotti, cioè, a compiere gli atti di coloro che ci circondano, ad allinearci alle prassi prevalenti. Questa diventa la normalità.
Jonny Costantino, riferendosi all'esperienza del Terzo Reich, parla di 'mediocrità' come causa della accettazione del compiere crimini in nome e per conto del Führer; la figura di Eichmann è esemplare nell'esprimere l'incapacità di pensare. Riprendendo le parole di Hannah Arendt: ‘… egli non fu né il primo né l’ultimo ad essere rovinato dalla modestia’.
Goffredo Fofi, pensando all'Italia del 2010, riprende il concetto di 'stupidità' di Dietrich Bonhoeffer; una stupidità, afferma l'autore, che ci coinvolge tutti, catturati dal binomio diventato indissolubile, che ci ha drogati e pervertiti: il consumo e il consenso.
In siffatte fasi della storia rischia di non trovare spazio l'umanità, la coerenza, l'eticità, il pudore, .... Si manifesta il rischio, quindi, di lasciarci spingere al disprezzo per gli uomini, ma facendo ciò - afferma Fofi - cadremmo esattamente nello stesso errore dei nostri avversari. Che fare, allora?
Possiamo interrogarci su 'che cosa sta accadendo', anche riconoscere la propria parte di 'stupidità'/'complicità'; possiamo assumere una posizione di speranzosa attesa con la convinzione che il male si rivela - e spesso in un arco di tempo inaspettatamente breve - stupido e incapace di raggiungere i suoi obiettivi; possiamo ascoltare la sofferenza degli uomini e delle donne e meno i dichiarati, anche le azioni; possiamo, ancora, alimentare i 'fili' del dialogo, dell'incontro, della comunicazione diretta, essendo quella mediatica e istituzionale fortemente corrotta.

lunedì 23 giugno 2008

Dare e togliere la vita ...

... Due fenomeni che coinvolgono dei giovani nonostante si pongano su due polarità diverse.
Il patto di Juno narra di giovanissime che cercano e trovano la gravidanza. Il paese dove i giovani muoiono suicidi parla di altri coetanei che si tolgono la vita.
Che cosa spinge i giovani a questi atti estremi? Quale promessa nel dare e nel togliere la vita?
Ilvo Diamanti, da una parte, accostando il suo esame di maturità con quello di suo figlio, evidenzia quanto diverse siano le condizioni e, soprattutto, quanto debole e precario è oggi il guardare avanti. Dall'altra Giacomo Panizza, interpellato direttamente sul 'togliere', parla della incapacità di reggere la difficoltà; di reggere la vita che è di per sé anche dolore e frustrazione.

domenica 8 giugno 2008

Si respira un clima 'razzista' ...

... Gli zingari, i Rom e i Sinti, catalizzano tali spinte. Evidentemente si prestano a svolgere questo ruolo; io sostengo - molti non condividono - che nell'"economia psichica" di questo popolo essere bersaglio altrui è funzionale alla propria identità.
Nei seguenti articoli firmati da varie persone (Alex Zanotelli, Gad Lerner e un gruppo di persone che 'hanno a che fare' con i Rom e i Sinti, tra cui chi scrive), si vuole svelare il dilagare e l'affermarsi di culture e prassi di ingiustizia basate su appartenenza e/o identità, razzista appunto.

lunedì 14 aprile 2008

Viviamo dentro mondi predefiniti ...

... che non solo ci condizionano, spesso ci determinano. I bisogni come i valori sono fortemente orientati.
Il bene e il male è definito a-priori dentro appartenenze più ereditate che scelte. Delle nostre eredità non possiamo che prenderne atto: ci sono e fanno parte della nostra vita.
Leggendo Giovanni Lindo Ferretti emerge una traccia da percorrere. Forse possiamo tornare a casa, e da lì promuovere ampliamenti, altre connessioni.
Ancora. Possiamo tentare di 'ripulire' il tutto lasciando le poche cose essenziali, sulle quali non possiamo far finta di niente. Sono l'uomo e la donna nel loro essere contemporaneamente miserrimi e sorprendenti, sono semplicemente loro nella loro corposità, nel loro comportarsi, nel loro esserci che ascoltati e accolti fanno cambiare.

Letture:
Giovanni Lindo Ferretti (leggere articolo)