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giovedì 11 gennaio 2018

Risultare utili. Servire a qualcosa.

L'avanzare dell'età sposta l'attenzione dal gradimento al senso di una azione, piccola o grande che sia: diventa importante constatare che quel che viene fatto serva a qualcosa.
Questo ha sempre più a che fare con il mio stare bene.
Il lavoro e la famiglia sono attualmente gli ambiti di profusione delle mie energie, ma l'efficacia, cioè l'utilità, non sempre appare chiara e lineare.

mercoledì 19 giugno 2013

Imboccare il bivio con coraggio


La venuta al mondo di mio figlio, l’ultimo di quattro, è stata traumatica. Attraversare la nascita è stato dirompente: in un brevissimo lasso di tempo ho dovuto ‘imboccare molteplici bivi’. Tale vissuto è stato disarmante, assorbente, sfinente.
Ho la netta sensazione che la condizione di quarantenne abbia amplificato tale esperienza. All’entusiasmo è subentrata la pesantezza, all’adrenalina la paura, alla disinvoltura la cognizione di causa, insomma l’incoscienza delle cose è stata spazzata via dalla consapevolezza della realtà, travolgendomi.
Disarmante è stata soprattutto la posizione dell’essere al bivio: normalità-anomalia, sicurezza-pericolo, vita-morte. E stare al bivio, benché condizione costitutiva del reale, è difficile, porta con sé un carico emotivo forte e potente.
Stare al bivio è la condizione che contraddistingue il nostro tempo.

mercoledì 13 giugno 2012

La fine e il fine della vita

Recentemente ho percorso i viali del cimitero del mio paese natale. Quel paese che mi ha visto crescere fino ai 25 anni e, di seguito, uscire dai suoi confini. Ho scelto di vivere altrove il tempo rimanente.
Nell'attraversare il 'campo santo' la mia mente è stata taggata da incisioni e foto. In pochi istanti ha ripreso vita prepotente una memoria sopita: persone e incontri, eventi e situazioni. Storie passate, ma costitutive di quel che sono.
Ebbe sì, ho già messo da parte qualche decennio ed anch'io sono destinato ad essere riposto in un 'simil luogo'. È probabile che possa arrivare ai 60^, un po' meno ai 70^, chissà agli 80^, difficilmente ai 90^. Avendo superato i 40^ posso già considerarmi un 'sopravvissuto'.
Lungo il mio percorso ho assistito al 'fine vita' di molti e al 'venir al mondo' di altrettanti, ma, soprattutto, alcuni compagni di viaggio non ce l'hanno fatta, travolti da se stessi oppure dal contesto, anche semplicemente incappati in particolari circostanze. Per ora sono passato indenne alla selezione.
Ma vivere per vivere, cioè puntare a raggiungere un’età considerevole, può essere riduttivo. Il quanto è importante se e solo se accompagnato da un contenuto. E non è scontato.
Da giovane avevo paura di non raggiungere l'età adulta, cioè di non poter vivere le esperienze costitutive della vita umana: raggiungere l'autonomia, costruire una famiglia, generare figli, sperimentare la vita sociale, ....
Ora l'auspicio è poter assistere al 'compimento delle cose', poter arrivare a dire: 'tutto è compiuto'. Ho ben chiare le parole del nonno paterno che nella loro semplicità hanno colto l'essenziale: 'posso morire contento: i miei figli stanno bene e, a loro volta, sono stati in grado di costruire una famiglia'.
E la vita continua, di generazione in generazione. Così sia.

Foto: cimitero

martedì 15 giugno 2010

Clint Eastwood ha avuto dalla vita 'tempo' e 'risorse' ...

... ha avuto dalla vita 'tempo' e 'risorse'. Dall'alto dei suoi 'ottanta' afferma di voler essere ricordato come persona che ha voluto cogliere qualche sfida.
Mi piace l'idea della sfida. Sfida nel senso di provare a dare un contributo, a mettere un po' di valore in ciò che ci si trova a vivere; insomma, risultare un po' utili, non transitare invano 'in questi tempi' e 'in questi luoghi'.
Nell'intervista - leggendolo scorrono le immagini di uno dei suoi ultimi film, 'Gran Torino' - esprime l'importanza di cambiare di continuo e cercare sempre cose nuove con le quali cimentarsi. Provare, cioè, ad assecondare l'inevitabile evoluzione delle cose, in particolare dell'identità che - di suo - si oppone ad ogni mutamento.
Mettere in discussione l'acquisito non è facile. Muoversi 'fuori' dalle regole esplicite e, soprattutto, implicite è rischioso e può venire interpretato e vissuto come affronto, talvolta come violenza.
E' più facile muoversi 'dentro', assumere i cliché, e poi difendere e barricare quanto acquisito; è più facile aprire un pacchetto e fingere che è proprio ciò che si desidera, agire cioè la parte assegnata; è più facile, ancora, limitarsi a recitare quel spartito che, una volta al mondo, ci si trova a disposizione.

Foto: 3-5-2 [il giuoco più bello del mondo]

giovedì 12 novembre 2009

Siamo destinati a lasciare poche tracce ...

... di noi stessi: qualcosa in chi ci ha amati destinato progressivamente a sfumare in memorie altrimenti affaccendate.
Considero il tema della morte una delle questioni più importanti della vita, convinto - come Eugenio Scalfari - che bisogna portare il pensiero della morte come i signori dell'epoca sua portavano il falcone sulla spalla per abituare se stessi e l'uccello cacciatore a vivere insieme e prender dimestichezza l'uno dell'altro.
Sulle suggestioni dell'ultima pubblicazione di Carlo Maria Martini, l'autore citato, dall'alto della sua condizione di vecchio, cioè di chi vede la morte approssimarsi incalzata dal calendario, affronta questo tema.
E' interessante il suo punto di arrivo: la vita è animata dal sentimento dell'amore, dal desiderio del potere e dalla coscienza morale, ma è solo nell'amore, solo spendendo e consumando la propria vita nella prospettiva dell'altro che non si rimane né soli, né nudi, né disperati di fronte alla fine, anzi più ampi e più ricchi. Ecco che il falcone sulla spalla diventa amico.

mercoledì 26 agosto 2009

Il congedo di un recente incontro ...

tra Eugenio Scalfari e Carlo Maria Martini viene raccontato dal primo con le seguenti parole:
"Ci alzammo. Mi disse di aver letto il mio ultimo libro 'L’uomo che non credeva in Dio' e di averci trovato alcune assonanze con la sua visione del bene comune. Lo ringraziai. Io le sono molto vicino, gli dissi, ma non credo in Dio e lo dico con piena tranquillità di spirito. «Lo so, ma non sono preoccupato per lei. A volte i non credenti sono più vicini a noi di tanti finti devoti. Lei non lo sa, ma il Signore sì». Fui tentato di abbracciarlo, ma siamo un po' tremolanti tutti e due ed avremmo rischiato di finir per terra. Ci siamo stretti la mano promettendoci di rivederci presto."
Ecco un bel esempio di laicità.
Nel breve confronto che vi propongo tra Luisa Muraro e Valentino Parlato - a partire da un fatto di cronaca di qualche mese fa - l'esercizio della laicità viene rappresentato come un non fare un dogma delle proprie convinzioni tentando di guardare laicamente alle manifestazioni della differenza dell'altro. E cioè, viene espressa l'esigenza di imparare e insegnare ad avere un rapporto di accettazione e di scambio con la differenza, senza cadere nella tentazione di trasformare ciò che è diverso in qualcosa di pregiudizialmente 'sbagliato'.
E' un atteggiamento di fiducia, di spazio di possibilità concesso a se stessi e all'altro, anche se storia, tratti personali, situazioni contingenti ci dividono.

Letture:
Luisa Muraro e Valentino Parlato (leggere articolo)

lunedì 20 aprile 2009

Mi commuovono i vecchi ...

... muove qualcosa dentro (Giovanni Lindo Ferretti).
E' ciò che ho provato incontrando Sisto, una persona che, benché nella lucidità, presenta deperite le principali funzioni vitali (mobilità, vista, udito, ...).
Mi scuote la condizione del venir meno: assistere alla decadenza biologica, ma anche immaginare la progressiva scomparsa dei 'compagni di viaggio' (il vecchio è colui che ha molti morti dietro di sé). Un lento e inesorabile scivolare verso quel confine inconosciuto che chiude alla vita e apre alla morte.
Questa condizione rappresenta un potente contatto con la profonda realtà della nostra vita destinata in modo più o meno evidente al suo consumo, sicuramente a concludersi. Se è vero che ogni progetto ha in sé anche la sua morte, anche la vita presenta in sé i presupposti della fine.
Simone De Beauvoir, in un libro vecchio quanto il sottoscritto, affronta questo tema partendo da due ipotesi: la legge della vita è il cambiamento di cui l'invecchiamento è una espressione; la vecchiaia è un fenomeno biologico che ha conseguenze psicologiche.

martedì 15 gennaio 2008

Una canzone riporta queste ...

... parole:
Mi commuovono i vecchi. Muove qualcosa dentro.
Nel guardare la vita da 'vecchio' emerge sia sintesi che libertà.
Ci sono diversi modi di esprimere 'felicità' e 'amore', forse anche la 'bellezza'.
Ettore Sottsass riesce ad esprimere, dal vertice della sua professione - che è la sua vita -, tracce di tutto questo.
Bello il tentativo di vedere e fare tutto orientato alla 'vita', il colore, i materiali, le costruzioni, ... fino agli aspetti più diretti dell'umana esistenza.
Recente è la sua scomparsa. Quella che segue è l'ultima intervista.

Letture:
Ettore Sottsass (leggere articolo)