Visualizzazione post con etichetta potenza della parola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta potenza della parola. Mostra tutti i post

lunedì 6 giugno 2011

Il delitto di ‘lasciar correre’, il dovere del riconoscimento e della riconoscenza

Sventola alto dal mio poggiolo il tricolore.
Sento il dovere di celebrare la vita, in particolare le vicende significative incontrate lungo il cammino. L’inizio e il fine vita sono i capisaldi, ma anche ciò che ha segnato una discontinuità tra il prima e il dopo. Contestualmente vivo con imbarazzo e disagio la stanca ritualità, spesso svuotata di significato, ridotta a bassa retorica, a mero trascinamento del passato.
Celebrare è un atto di riconoscimento e di riconoscenza.
Riconoscimento che l’essere umano e le sue vicende sono un valore assoluto, indicibile e incontenibile. Siamo frutto di ciò che ci ha preceduto e responsabili di interpretare il pezzo di strada che ci è concesso di vivere, per passare poi il testimone a chi ci succederà. Abbiamo il compito di fare la nostra parte, là dove ci troviamo e per quel che possiamo. Ed è ‘bello’ che ciò venga riconosciuto e non dato per scontato, gustato e non oltrepassato disinvoltamente, vissuto e non consumato svogliatamente.

sabato 11 settembre 2010

Siamo responsabili di ciò che facciamo ...

, ma anche di ciò che lasciamo accadere intorno a noi. Anche l'omissione comporta responsabilità. Ma fino a che punto? Fino a che punto esporsi, 'pubblicare', cioè - come dice la stessa parola - compiere un gesto pubblico?
Vito Mancuso afferma che esprimere pubblicamente il proprio pensiero è un privilegio abbastanza raro. Non tutti se lo possono permettere: primum vivere deinde philosophari. Questa antica massima di saggezza vale per tutti, nessuno è chiamato a fare l'eroe. Questo limite, però, deve essere coniugato con l'obbligo morale a provare a dare, per quel che si può, il proprio contributo al mondo, a rendere migliori noi stessi e ciò che ci circonda. Per quanto riguarda la modalità, concordo con Mancuso, ognuno sceglie le battaglie ideali come meglio crede.
Gli estremi possibili vanno dal 'donchisciottismo' alla 'deresponsabilizzazione'. In mezzo a questi poli ognuno sceglie dove stare, con la misura che riesce ad attuare. L'efficacia non sta nel 'dove ci si pone', ma nella giusta misura rispetto a se stessi e agli altri. E' difficile, è uno stare su un crinale.
Fatico ad accogliere chi si pone agli estremi senza misura, che non significa necessariamente stare al centro: chi, per partito preso, assume la posizione di una parte e chi si adagia, come afferma Michele Serra, sul rituale conformista, rassicurante solo per chi ha la necessità di sentirsi sempre d'accordo con chi è sempre d'accordo con lui.

sabato 24 aprile 2010

La parola e il silenzio ...

sono strumenti di comunicazione. E l'una e l'altro possono 'dare qualcosa' oppure 'dare nulla': paradossalmente la parola può essere 'vuota' e il silenzio 'pieno' (il necrologio di Sandra Mondaini è esemplare).
La parola può essere potente: è molto più capace delle armi di fare breccia (Erri De Luca). Roberto Saviano afferma che la parola ha la capacità di dare cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi. Ma affinché ciò possa accadere la parola deve essere profondamente vera, pronunciata dalla voce giusta e nel momento opportuno. Cioè, la parola in sé è nulla se non incardinata su colui che la proferisce, e se non usata con riconoscimento e rispetto del suo profondo valore, anzi mistero.
L'Italia del 2010 appare 'triste'. L'autore sostiene che solo la parola vissuta come modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire, solo mostrando e facendo vedere la verità, si possa dare dignità al nostro Paese. E ciò può avvenire attraverso un movimento culturale e morale che spinga a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità.
Non tutte le parole, però, hanno un simile potere. Oggi la parola è abusata e consumata: siamo in un tempo ciarlatano, in cui le parole vengono pronunciate e smentite il giorno dopo. Queste parole qui contano esattamente lo sputo, il fiato che ci vuole a pronunciarle e scadono subito dopo (Erri De Luca).

lunedì 21 dicembre 2009

Tremo di fronte alla prospettiva di parlare d'amore ...

... Da tempo trascino questo testo.
E' difficile farlo senza banalizzare, ancor più in clima 'natalizio'. E' difficile anche perché condivido l'affermazione di G.L. Ferretti che l'amore 'e' un canto di per se', piu' lo si invoca meno ce n'e''.
La vita è piena d'amore, ma o viene ostentato oppure eluso o sviato, ovvero chiamato altrimenti, per imbarazzo e per paura della sua bellezza; ma anche per sua difesa.
Erri De Luca, grande studioso laico della 'sacra scrittura', prova a dare parole all'amore.
Mi piace e mi risuona il suo ancorare l'amore alla potenza del lascito storico delle scritture, ma allo stesso tempo il vederlo negli atti quotidiani, negli scenari e nelle immagini che scaturiscono dal nostro essere a contatto con cose e persone, anche le più ordinarie. Diventa, l'amore, atto creativo per eccellenza; lo stesso che riproduce l'uomo e la donna.
L'amore, scrive l'autore, è l'incomprensibile energia per la quale più se ne spende, più se ne riproduce. Al contrario, chi lo risparmia lo spreca, se lo ritrova inutile e marcito.
Sono convinto che solo nell'amore si esprime pienamente la vita; questo rimane il resto passa.
Alla vita la realizzazione ...

mercoledì 2 dicembre 2009

Essere imparziali non vuol dire essere neutrali ...

... Nel giorno della commemorazione di Nilde Iotti il Presidente della Camera ha affermato che 'Essere super partes non vuol dire rimanere estranei al confronto delle opinioni, perché la cultura democratica si fonda sul confronto delle idee'.
Il crescente clima di tensione che contraddistingue la vita sociale e politica italiana continua ad inquietarmi. In particolare la deriva dello stato di diritto è pericolosa ed ha tutte le caratteristiche dell'irreversibilità; mina il funzionamento dello stato democratico.
Roberto Saviano in riferimento alla recente proposta di legge sul 'processo breve' esprime con chiarezza il non poter stare zitti, l'urgenza di prendere posizione, anche di schierarsi. E schierarsi non significa ideologicamente, ma reagire di fronte ad una proposta che colpisce il paese e le persone che vi appartengono sia per i suoi effetti pratici, sia per l'ingiustizia che ratifica.
L'autore sostiene che uno dei contributi possibili è raccontare le verità o almeno provarci: un'informazione scomoda per chi la da e per chi l'ascolta, la osserva, la legge. Un modo non solo per essere scrittore, ma soprattutto per essere e sentirsi uomo.

lunedì 22 giugno 2009

Non amo scambiare parole di cortesia ...

... Fatico a reggere le relazioni dove è contemporaneamente possibile affermare e negare, ancor più quando non viene rispettata la destinazione della parola (il senso profondo di una parola non può prescindere dal luogo in cui viene riposta).
Provo, d'altro canto, a riconoscere significato e valore delle parole; provo - ancora - a riconoscerne, tutta la responsabilità.
Partendo dall'ipotesi che 'la democrazia è il regime della circolazione delle opinioni e delle convinzioni, nel rispetto reciproco e che lo strumento di questa circolazione sono le parole', Gustavo Zagrebelsky si sofferma sul valore della parola.
Per l'autore il ragionare quanto l'intendersi passa attraverso un uso onesto, veritiero, fedele della parola. Condizione, tra l'altro, necessaria per disporre di un terreno comune sul quale poggiare le idee e, così, metterle a confronto profittevolmente.