Il tentativo di aprire naso, occhi e orecchie di fronte alla 'vita', ancor più in un contesto, quello attuale, in piena mutazione, con-fusione, dove alla degenerazione si intreccia la rigenerazione, alla barbarie la genialità. Provare a 'tenere dentro' tutto quello che c'è, con la convinzione che l'esistenza di una 'cosa' oppure di un 'fenomeno' non sia mai un caso. Questa posizione è liberante: elimina la categoria dell' 'assurdo', del 'non senso' ed apre al 'possibile', al 'nuovo'.
venerdì 31 maggio 2013
martedì 28 maggio 2013
Tenere la posizione
Ho bisogno di tenere i
contatti con chi mi è cresciuto accanto, con chi ha accompagnato le mie
giornate. Ho bisogno di mettere i piedi nei luoghi che mi hanno visto nascere e
crescere, quelli nei quali ho sperimentato la vita. Ho bisogno di rivedere quei 'posti',
respirarne l'aria.
Ma parimenti ho bisogno
d'altro. Quel luogo e quelle persone definiscono uno spazio fisico e mentale circoscritto; spazio che valorizza alcune istanze e ne
esclude altre; spazio che traccia un confine tra ciò che è 'dentro'
e ciò che è 'fuori'.
lunedì 13 maggio 2013
Zingari, accattoni, disabili, clandestini ... presenze scomode che abilitano l'evoluzione
![]() |
La nascita conferisce
una condizione 'partigiana'.
Nasciamo e cresciamo
appartenenti ad una identità definita. Ciò è tanto rassicurante quanto
limitante. Io ne ho colto più la mancanza che il valore. Per questo ho provato
a mettere i piedi 'fuori'.
Osservando i miei
trascorsi intravedo il bivio che mi si è posto dinnanzi: accogliere lo statu
quo percorrendo la strada dispiegata, senza guardare oltre e senza porre
troppe domande, oppure volgere lo sguardo altrove provando a far entrare ciò
che c'è 'fuori'.
Ho provato a muovermi
in questa seconda direzione: mettere i piedi 'dove non si può' ma sempre con
cautela e attenzione, cioè rassicurando e facendo capire che nonostante tutto
mai avrei usato ciò che era 'fuori' per contaminare il 'dentro'. Talvolta ci
sono riuscito, altre volte meno.
martedì 30 aprile 2013
Il cambiamento rinviato

Condivido
l’analisi di Concita De Gregorio: l’esecutivo Letta è un ‘governo della riduzione del danno’. Nulla di più. Ha escluso dalle posizioni rilevanti gli ‘impresentabili’, probabilmente farà alcune cose buone, ma non è costitutivamente attrezzato per affrontare la profonda
esigenza di cambiamento.
Avrei preferito che si esplorassero altri territori e che gli attori fossero diversi. Sarebbe stato sicuramente rischioso, ma questo è il tempo di osare.
Delle
vicende politiche di queste ultime settimane rimane solo il discorso di Giorgio Napolitano, neppure la sua rielezione a Presidente della Repubblica. Dall’alto
della sua legittimazione si è autorizzato a dire come stanno le cose: ha
denunciato la situazione di paralisi e le responsabilità della classe politica.
Beppe Severgnini
ha elencato le parole utilizzate da Napolitano: “omissioni, guasti, irresponsabilità, lentezze, esitazioni, calcolistrumentali, tatticismi, sperimentalismi, sterilità, autoindulgenza, nulla difatto, corruzione, sordità e dispute banali”. Termini che
stigmatizzano una stagione politica e con essa un intero periodo storico caratterizzato da
una cultura del fare e gestire istituzionale che, a cascata, ha coinvolto,
con responsabilità progressiva, tutto e tutti.
mercoledì 17 aprile 2013
Ridefinire la realizzazione, il successo, anche la felicità
Sotto
i colpi della crisi la società dei consumi viene fortemente sollecitata: il paradigma
del possesso vacilla, la ‘dittatura delsuperfluo’ non regge più. Gli inviti al consumo e alla spesa quale
strategia per la crescita e lo sviluppo appaiono inconsistenti e anacronistici.
È
in atto un profondo rovesciamento dei fattori in campo: i profeti del
risparmio, del riuso, dell’eco compatibilità da ‘vox clamantis in deserto’
si ritrovano in pole position per le posizioni che contano. Ecco Grillo al
Quirinale per le consultazioni, Laura Boldrini alla terza carica dello stato,
per non parlare di Milena Gabanelli prima scelta del Movimento 5 Stelle per la Presidenza della Repubblica.
Spazi nuovi, tutti da
abitare e interpretare ex novo. E siamo solo all’inizio.
Tutto cambia, pezzo dopo pezzo,
tutto assume altra connotazione. È solo una questione di tempo, ma tutto è
destinato a mutare, a cambiar volto e fisionomia.
martedì 2 aprile 2013
Dalla parte di Bergoglio e non del ‘papa’
L’immagine del nuovo papa assieme a quello emerito in
preghiera a Castel Gandolfo appare rassicurante e riparatrice, quasi consolatoria:
sembra dire che nonostante le ‘atipicità’ di Bergoglio “tutto sarà come prima”.
Spero vivamente non sia così.
Vivo con ambivalenza l’entusiasmo dell’opinione pubblica di fronte al nuovo pontefice. Tutti sembrano applaudirlo, apprezzarlo, anche stimarlo. Sentimenti forti, estremizzati, sintomatici a mio avviso più del bisogno di risposte alle profonde esigenze contingenti che espressione di un sentire comune.
Vivo con ambivalenza l’entusiasmo dell’opinione pubblica di fronte al nuovo pontefice. Tutti sembrano applaudirlo, apprezzarlo, anche stimarlo. Sentimenti forti, estremizzati, sintomatici a mio avviso più del bisogno di risposte alle profonde esigenze contingenti che espressione di un sentire comune.
Anche io mi metto dalla parte di
papa Francesco che – come afferma Barbara Spinelli – è ‘sceso dal trono’ e – aggiungo io – ha ‘aperto le porte’: in questi decenni ho
preso le distanze sia dal paternalismo ‘wojtyłiano’ che dal razionalismo ‘ratzingheriano’
e rimango, per ora, meravigliato dalle parole e dai gesti del nuovo pontefice. Wojtyła,
Ratzingher e Bergoglio sono figure palesemente diverse, alternative. Non è
possibile apprezzare l’uno, l’altro e l’altro ancora. O si sta da una parte
oppure dall’altra.
giovedì 14 marzo 2013
Voglio essere ‘attaccabile’
teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi / se tu ti proponessi di
recitare te
Emilia Paranoica, CCCP
Ecco i gesti, semplici, e le parole,
essenziali, del nuovo vescovo di Roma, Francesco; apparse a tutti un colpo di
spugna alla pesante e asfittica cultura dominante, sicuramente una rottura dei cliché comunicativi. Grande risonanza e
grandi speranze, probabilmente eccessive.
Che si parli di Chiesa o di Governo
Italiano, oppure di ogni altra istituzione è chiaro che c’è una diffusa urgenza
di riforme: non si sa se e come verranno realizzate e s’imporranno oppure se tutto
continuerà come fino ad ora.
Siamo abituati, infatti, a
tutt’altro. Parole vuote e inutili: consolidate sceneggiature con canovacci
predefiniti. Tutti attenti a ‘quel che si
deve dire’. La conclusione è l’esplicitazione di concetti che non
corrispondono alla realtà: se non falsi, mere meta-comunicazioni, in ogni caso
inconcludenti, certamente spersonalizzati. Conversazioni che diventano ‘recite’,
lontane da ogni forma di ‘incontro’ e ‘confronto’.
venerdì 1 marzo 2013
Certezze infrante … è tempo di accelerare
Le dimissioni del Papa, l’affermazione politica del Movimento 5 Stelle, … la ‘crepa’ si apre e si propaga.
Come la farfalla che con il suo battito d’ali innesca l’uragano, come il cadere della ghianda apre la fenditura che chiude un’Era, così il nostro tempo appare irrimediabilmente rotto e il suo divenire accelera, conclude forse il suo ciclo.
Su queste ‘crepe’ la classe
dirigente si scopre improvvisamente inadeguata: vecchia e sbiadita, staccata
dalla realtà, ancorata ad un mondo che non c’è più, ostinata a riproporre solo
ciò che è consolidato; incapace, insomma, di interpretare l’emergente. Fallita
l’autorigenerazione, l’auspicata rottamazione fa il suo corso da sé. Preludio
di una repentina fine. Discontinuità, chaos.
Nel marasma, tra stordimento e
disorientamento, depressione e degenerazione, si apre un bivio: nella rassegnazione
e nell’impotenza assumere la posizione dello spettatore oppure provare ad
interpretare l’inedito ‘abitando le crepe aperte’.
È il momento di rischiare. Si apre
la possibilità dell’azione e della ‘proposizione’. Dopo anni di
marginalizzazione, è arrivato il tempo di metterci del proprio, forse anche di
divertirsi.
È una condizione che potrebbe riparare
la profonda ingiustizia generazionale che si è venuta a creare. La generazione dei ventenni e dei trentenni, dimenticatae abbandonata, quella sulla quale i padri non hanno esitato a scaricare le
loro colpe, può cominciare a trovare condizioni utili per esprimere energie,
fino ad ora rimaste represse, pressate e schiacciate.
Forse è venuto il tempo del
ricambio. Auspico una accelerazione.
Foto: Crepa
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