martedì 28 maggio 2013

Tenere la posizione


Ho bisogno di stare con 'chi è come me'.
Ho bisogno di tenere i contatti con chi mi è cresciuto accanto, con chi ha accompagnato le mie giornate. Ho bisogno di mettere i piedi nei luoghi che mi hanno visto nascere e crescere, quelli nei quali ho sperimentato la vita. Ho bisogno di rivedere quei 'posti', respirarne l'aria.
Ma parimenti ho bisogno d'altro. Quel luogo e quelle persone definiscono uno spazio fisico e mentale circoscritto; spazio che valorizza alcune istanze e ne esclude altre; spazio che traccia un confine tra ciò che è 'dentro' e ciò che è 'fuori'.

lunedì 13 maggio 2013

Zingari, accattoni, disabili, clandestini ... presenze scomode che abilitano l'evoluzione



La nascita conferisce una condizione 'partigiana'.
Nasciamo e cresciamo appartenenti ad una identità definita. Ciò è tanto rassicurante quanto limitante. Io ne ho colto più la mancanza che il valore. Per questo ho provato a mettere i piedi 'fuori'.
Osservando i miei trascorsi intravedo il bivio che mi si è posto dinnanzi: accogliere lo statu quo percorrendo la strada dispiegata, senza guardare oltre e senza porre troppe domande, oppure volgere lo sguardo altrove provando a far entrare ciò che c'è 'fuori'.
Ho provato a muovermi in questa seconda direzione: mettere i piedi 'dove non si può' ma sempre con cautela e attenzione, cioè rassicurando e facendo capire che nonostante tutto mai avrei usato ciò che era 'fuori' per contaminare il 'dentro'. Talvolta ci sono riuscito, altre volte meno.

martedì 30 aprile 2013

Il cambiamento rinviato


Condivido l’analisi di Concita De Gregorio: l’esecutivo Letta è un ‘governo della riduzione del danno’. Nulla di più. Ha escluso dalle posizioni rilevanti gli ‘impresentabili’, probabilmente farà alcune cose buone, ma non è costitutivamente attrezzato per affrontare la profonda esigenza di cambiamento.
Avrei preferito che si esplorassero altri territori e che gli attori fossero diversi. Sarebbe stato sicuramente rischioso, ma questo è il tempo di osare.
Delle vicende politiche di queste ultime settimane rimane solo il discorso di Giorgio Napolitano, neppure la sua rielezione a Presidente della Repubblica. Dall’alto della sua legittimazione si è autorizzato a dire come stanno le cose: ha denunciato la situazione di paralisi e le responsabilità della classe politica.
Beppe Severgnini ha elencato le parole utilizzate da Napolitano: “omissioni, guasti, irresponsabilità, lentezze, esitazioni, calcolistrumentali, tatticismi, sperimentalismi, sterilità, autoindulgenza, nulla difatto, corruzione, sordità e dispute banali”. Termini che stigmatizzano una stagione politica e con essa un intero periodo storico caratterizzato da una cultura del fare e gestire istituzionale che, a cascata, ha coinvolto, con responsabilità progressiva, tutto e tutti.

mercoledì 17 aprile 2013

Ridefinire la realizzazione, il successo, anche la felicità


Sotto i colpi della crisi la società dei consumi viene fortemente sollecitata: il paradigma del possesso vacilla, la ‘dittatura delsuperfluo’ non regge più. Gli inviti al consumo e alla spesa quale strategia per la crescita e lo sviluppo appaiono inconsistenti e anacronistici.
È in atto un profondo rovesciamento dei fattori in campo: i profeti del risparmio, del riuso, dell’eco compatibilità da ‘vox clamantis in deserto’ si ritrovano in pole position per le posizioni che contano. Ecco Grillo al Quirinale per le consultazioni, Laura Boldrini alla terza carica dello stato, per non parlare di Milena Gabanelli prima scelta del Movimento 5 Stelle per la Presidenza della Repubblica. Spazi nuovi, tutti da abitare e interpretare ex novo. E siamo solo all’inizio.
Tutto cambia, pezzo dopo pezzo, tutto assume altra connotazione. È solo una questione di tempo, ma tutto è destinato a mutare, a cambiar volto e fisionomia.

martedì 2 aprile 2013

Dalla parte di Bergoglio e non del ‘papa’

L’immagine del nuovo papa assieme a quello emerito in preghiera a Castel Gandolfo appare rassicurante e riparatrice, quasi consolatoria: sembra dire che nonostante le ‘atipicità’ di Bergoglio “tutto sarà come prima”.
Spero vivamente non sia così.
Vivo con ambivalenza l’entusiasmo dell’opinione pubblica di fronte al nuovo pontefice. Tutti sembrano applaudirlo, apprezzarlo, anche stimarlo. Sentimenti forti, estremizzati, sintomatici a mio avviso più del bisogno di risposte alle profonde esigenze contingenti che espressione di un sentire comune.
Anche io mi metto dalla parte di papa Francesco che – come afferma Barbara Spinelli – è ‘sceso dal trono’ e – aggiungo io – ha ‘aperto le porte’: in questi decenni ho preso le distanze sia dal paternalismo ‘wojtyłiano’ che dal razionalismo ‘ratzingheriano’ e rimango, per ora, meravigliato dalle parole e dai gesti del nuovo pontefice. Wojtyła, Ratzingher e Bergoglio sono figure palesemente diverse, alternative. Non è possibile apprezzare l’uno, l’altro e l’altro ancora. O si sta da una parte oppure dall’altra.

giovedì 14 marzo 2013

Voglio essere ‘attaccabile’

teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi / se tu ti proponessi di recitare te
Emilia Paranoica, CCCP




Ecco i gesti, semplici, e le parole, essenziali, del nuovo vescovo di Roma, Francesco; apparse a tutti un colpo di spugna alla pesante e asfittica cultura dominante, sicuramente una rottura dei cliché comunicativi. Grande risonanza e grandi speranze, probabilmente eccessive.
Che si parli di Chiesa o di Governo Italiano, oppure di ogni altra istituzione è chiaro che c’è una diffusa urgenza di riforme: non si sa se e come verranno realizzate e s’imporranno oppure se tutto continuerà come fino ad ora.
Siamo abituati, infatti, a tutt’altro. Parole vuote e inutili: consolidate sceneggiature con canovacci predefiniti. Tutti attenti a ‘quel che si deve dire’. La conclusione è l’esplicitazione di concetti che non corrispondono alla realtà: se non falsi, mere meta-comunicazioni, in ogni caso inconcludenti, certamente spersonalizzati. Conversazioni che diventano ‘recite’, lontane da ogni forma di ‘incontro’ e ‘confronto’.

venerdì 1 marzo 2013

Certezze infrante … è tempo di accelerare

Le dimissioni del Papa, l’affermazione politica del Movimento 5 Stelle, … la ‘crepa’ si apre e si propaga.
Come la farfalla che con il suo battito d’ali innesca l’uragano, come il cadere della ghianda apre la fenditura che chiude un’Era, così il nostro tempo appare irrimediabilmente rotto e il suo divenire accelera, conclude forse il suo ciclo.

Le tensioni accumulate hanno raggiunto la massima portata, le pressioni aumentano senza trovare sbocco. Premono, penetrano, irrompono e sfondano: rottura degli schemi espliciti, ma soprattutto di quelli impliciti, profondi. Preludio di tempi nuovi.

Su queste ‘crepe’ la classe dirigente si scopre improvvisamente inadeguata: vecchia e sbiadita, staccata dalla realtà, ancorata ad un mondo che non c’è più, ostinata a riproporre solo ciò che è consolidato; incapace, insomma, di interpretare l’emergente. Fallita l’autorigenerazione, l’auspicata rottamazione fa il suo corso da sé. Preludio di una repentina fine. Discontinuità, chaos.

Nel marasma, tra stordimento e disorientamento, depressione e degenerazione, si apre un bivio: nella rassegnazione e nell’impotenza assumere la posizione dello spettatore oppure provare ad interpretare l’inedito ‘abitando le crepe aperte’.
È il momento di rischiare. Si apre la possibilità dell’azione e della ‘proposizione’. Dopo anni di marginalizzazione, è arrivato il tempo di metterci del proprio, forse anche di divertirsi.
È una condizione che potrebbe riparare la profonda ingiustizia generazionale che si è venuta a creare. La generazione dei ventenni e dei trentenni, dimenticatae abbandonata, quella sulla quale i padri non hanno esitato a scaricare le loro colpe, può cominciare a trovare condizioni utili per esprimere energie, fino ad ora rimaste represse, pressate e schiacciate.
Forse è venuto il tempo del ricambio. Auspico una accelerazione.

Foto: Crepa

mercoledì 5 dicembre 2012

Irrompe la realtà: tempo di profonde ‘reviewed’

Siamo nel pieno della reviewed (‘revisione’): aumento della tassazione, pensioni dilazionate, disoccupazione, riduzione dei consumi. E siamo all’inizio.
A cascata, tutti gli ambiti della vita, da quella sociale a quella individuale, sono coinvolti da iniziative di ‘revisione’, tutte finalizzate a controllare e ridurre la spesa.
Abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, sperperando per decenni, ignorando e negando la realtà nonostante i frequenti segnali di insostenibilità. Ora, infranta l'illusione, la realtà ha preso il sopravvento: il ‘pompiere/commissario’ Monti attua il riposizionamento delle politiche e delle regole, fino ad intaccare gli stili di vita, sia di coloro che svolgono funzioni istituzionali, pubbliche e private, sia di coloro che vivono e agiscono nella normalità della quotidianità.
Sotto i colpi della ‘necessità’ - non per lungimiranza - è stata aperta una nuova frontiera, avviata da una 'operazione verità' e dalla necessaria 'pulizia'. Le parole d'ordine sono ‘efficientamento’, ‘ottimizzazione’ e ‘razionalizzazione’.