
‘Immobilismo’
e ‘commissariamento’, questa è la
situazione odierna: rappresentati da nominati inermi, governati da non eletti
legittimati dalla troika.
Sono maturi i tempi per riconoscere
il fallimento di una stagione storica e politica, sia di chi l’ha interpretata
in prima persona, sia di chi non ha avuto la forza di far emergere una
alternativa; insomma, di tutti noi.
Berlusconi ne è stato il principale rappresentante:
ha alimentato e, soprattutto, legittimato l’illusione di raggiungere sviluppo e
benessere attraverso il depotenziamento delle istituzioni e delle sue regole. Il
risultato è sotto i nostri occhi: una società, come afferma Enzo Bianchi, ‘segnata da un accentuato individualismo, con
i tratti di narcisismo, egoismo, egolatria’.
Il rischio è andare dalla parte
opposta, cioè eleggere a soluzione di tutti i mali ciò che si pone agli
antipodi, percorrere la strada antistante. Ecco l’anestesia (an-estesia) del disfattismo
e l’approdo semplificatorio al ‘nuovismo’. In ogni caso prevale la
'proiezione', la delega su altro da sé, e non l’assunzione di responsabilità.
Rileggendo un racconto relativo a
Carlo Maria Martini, ritrovo rappresentata questa situazione nella metafora del
pendolo: ora tutto da una parte, ora tutto dall’altra.
Interessante è
soprattutto la pista che apre: la soluzione non è nei poli e neppure a metà
strada, ma nell’assumere una posizione estetica (est-etica), disposta a percepire
l’altro che sta attorno a sé. Guardare, sentire e amare gli altri, per quello
che sono, senza alcuna presunzione circa ciò che è giusto e sbagliato e con
l’unica attenzione a vigilare affinché non si faccia un percorso a ritroso,
cioè un cammino che conduca alla polarizzazione, lontano appunto dal guardare,
sentire e amare.
Foto: Pendolo di Focault
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