giovedì 12 novembre 2009

Siamo destinati a lasciare poche tracce ...

... di noi stessi: qualcosa in chi ci ha amati destinato progressivamente a sfumare in memorie altrimenti affaccendate.
Considero il tema della morte una delle questioni più importanti della vita, convinto - come Eugenio Scalfari - che bisogna portare il pensiero della morte come i signori dell'epoca sua portavano il falcone sulla spalla per abituare se stessi e l'uccello cacciatore a vivere insieme e prender dimestichezza l'uno dell'altro.
Sulle suggestioni dell'ultima pubblicazione di Carlo Maria Martini, l'autore citato, dall'alto della sua condizione di vecchio, cioè di chi vede la morte approssimarsi incalzata dal calendario, affronta questo tema.
E' interessante il suo punto di arrivo: la vita è animata dal sentimento dell'amore, dal desiderio del potere e dalla coscienza morale, ma è solo nell'amore, solo spendendo e consumando la propria vita nella prospettiva dell'altro che non si rimane né soli, né nudi, né disperati di fronte alla fine, anzi più ampi e più ricchi. Ecco che il falcone sulla spalla diventa amico.

mercoledì 28 ottobre 2009

I toni che connotano la attuale situazione ...

... politica sono particolarmente esasperati. Giuseppe De Rita parla di antagonismo dilagante che - devo ammettere - non mi vede totalmente estraneo.
Antagonismo rinvia a contrasto, conflitto, rivalità. Prevede sempre l'azione contrastante di due forze, o di due persone in contesa tra loro. L'autore ritiene questo atteggiamento emotivamente spiacevole, infecondo ed inutile.
Ha ragione l'autore quando afferma che la vita è l'arte di mettere insieme, è correlazione, 'chiasma', ... ma - aggiungo io - vivere implica l'assunzione di ruoli e funzioni, di posizioni (l'essere genitore, un ruolo professionale, ...) che comportano l'essere di parte, la 'partigianeria', ricomprendendo, quindi, distinguo, separazione, identificazione, ....
L'autore contrappone all'emergente e travolgente antagonismo un difficile 'saper stare e saper attendere' (la capacità negativa di Keats) e cioè l'esigenza di capire le correlazioni fra gli opposti e lavorarci in termini trasversali, di interpretazione, di connessione e di mediazione. Anche trattenendosi, stando in silenzio.
E' difficile, molto difficile.

martedì 13 ottobre 2009

Ricordo chiaramente la tensione ...

... che da giovane contornava ogni incontro con i Testimoni di Geova: parlare con loro, visionare le loro pubblicazioni erano vissuti come un pericolo, un varcare soglie rischiose. Di seguito sui campanelli delle abitazioni sono apparsi adesivi volti a prevenirne l'incontro. Perché questo senso di paura e pericolo?
Ricordo, poi, la mia ribellione di fronte all'ennesimo discorso - formalmente autorevole - nel quale mi si veniva a dire 'come dovevo essere', 'come dovevo pensare', .... Perché forzare la posizione individuale piuttosto che aprirne gli orizzonti?
Il tema è il possesso della Verità: la distinzione tra chi ritiene di possederla (ed è perciò nel giusto) e tutti gli altri (i quali, affermando verità diverse, vengono considerati come ‘negatori della Verità’ e in quanto tali non possono essere tollerati). Ogni appropriazione della Verità – non fa differenza se morale, scientifica o religiosa – comporta per ciò stesso una esclusione.
La via indicata da Mourice Bellet è quella della disappropriazione della Verità: bisogna entrare nella Verità rinunciando a possederla. Bisogna rinunciare alla pretesa che la nostra espressione personale della verità coincida con la verità stessa e possa pertanto essere manipolata a piacimento in un ambito logico-discorsivo.
L'autore sostiene che questa scelta audace e radicale apre le porte al dialogo, dove chiunque può parlare ed essere ascoltato. Perché il dialogo di umanità non è lo scambio di opinioni sul piano teoretico, ma il luogo in cui ognuno può esprimere se stesso così com’è.

venerdì 25 settembre 2009

Oggi un personaggio pubblico ha affermato ...

... che 'le famiglie allargate sono la rovina dei bambini'.
Benché sia convinto che il regalo più grande che si possa fare ad un bambino sia mettergli a disposizione un contesto di vita stabile e sereno (mettendo il benessere emotivo dei figli davanti al proprio), condivido con Giovanni Lindo Ferretti che 'i problemi assoluti nel relativo siano un complotto'.
Caterina Duzzi, presentando il libro di Rebecca Walker, affronta il tema della felicità attraversando la varietà e la variabilità dei nuclei famigliari con l'attenzione ad evitare ogni atteggiamento ideologico.
L'autrice arriva alla conclusione che l'armonia famigliare non è una questione di 'architettura', neppure di amore, piuttosto ha a che fare con la ricerca di autenticità attraverso la sperimentazione, e con la convinzione condivisa che ognuno, nella famiglia, potrà non avere quello che vuole, ma sicuramente avrà quello di cui ha bisogno (l’affidabilità).
Nella cultura italiana che enfatizza i legami con la famiglia di origine, piuttosto che la libertà personale, muoversi in questa direzione non è facile.

giovedì 10 settembre 2009

In questi giorni i media ...

... mettono in primo piano il tema della 'violenza contro le donne'.
Da parte mia raccolgo l'invito, fatto qualche anno fa, di Ida Dominijanni: che siano gli stessi uomini ad impegnarsi a togliere il velo dal corpo degli uomini violenti.
E non si tratta solo di violenza fisica.
Noi uomini godiamo di una posizione di privilegio rispetto alle donne che ci porta a poter condurre una vita 'facilitata': persiste culturalmente una gran mole di compiti e responsabilità assegnata alle donne, spesso quelli meno riconosciuti. Godiamo di tutto questo senza alcun merito, una vera e propria 'rendita da posizione'. A tutti gli effetti questa è una ingiustizia.
Di fronte a questa realtà restiamo complessivamente in silenzio, spesso proiettando la colpa, scaricando la responsabilità, negando l'evidenza e sfocando il problema; ma di fatto accogliendo la 'comoda' situazione e facendo ben poco per cambiarla, in primis nella nostra piccola quotidianità.

mercoledì 26 agosto 2009

Il congedo di un recente incontro ...

tra Eugenio Scalfari e Carlo Maria Martini viene raccontato dal primo con le seguenti parole:
"Ci alzammo. Mi disse di aver letto il mio ultimo libro 'L’uomo che non credeva in Dio' e di averci trovato alcune assonanze con la sua visione del bene comune. Lo ringraziai. Io le sono molto vicino, gli dissi, ma non credo in Dio e lo dico con piena tranquillità di spirito. «Lo so, ma non sono preoccupato per lei. A volte i non credenti sono più vicini a noi di tanti finti devoti. Lei non lo sa, ma il Signore sì». Fui tentato di abbracciarlo, ma siamo un po' tremolanti tutti e due ed avremmo rischiato di finir per terra. Ci siamo stretti la mano promettendoci di rivederci presto."
Ecco un bel esempio di laicità.
Nel breve confronto che vi propongo tra Luisa Muraro e Valentino Parlato - a partire da un fatto di cronaca di qualche mese fa - l'esercizio della laicità viene rappresentato come un non fare un dogma delle proprie convinzioni tentando di guardare laicamente alle manifestazioni della differenza dell'altro. E cioè, viene espressa l'esigenza di imparare e insegnare ad avere un rapporto di accettazione e di scambio con la differenza, senza cadere nella tentazione di trasformare ciò che è diverso in qualcosa di pregiudizialmente 'sbagliato'.
E' un atteggiamento di fiducia, di spazio di possibilità concesso a se stessi e all'altro, anche se storia, tratti personali, situazioni contingenti ci dividono.

Letture:
Luisa Muraro e Valentino Parlato (leggere articolo)

lunedì 10 agosto 2009

Fatico a dare credibilità a quanto ...

... viene rappresentato attraverso i media.
Ascolto il Presidente del Consiglio che illustra la sua versione dei fatti: la crisi economica, i risultati del governo, le vicende personali ..., contestualmente, da altre fonti, circolano posizioni diverse, anche contrapposte. A chi credere? A chi dare credito?
Ecco che l'incontro personale ha la capacità di sfondare questa barriera del 'tutto vero tutto falso', dipana la nebbia, fornisce un 'gancio' che fa optare chiaramente per una versione dei fatti, oppure ne fa intuire complessità e articolazione.
L'incontro è con Michele, militare che ha già partecipato ad una decina di missioni militari all'estero. E' stata l'occasione per entrare nel merito di questo contrastato pezzo della realtà contemporanea [Missioni di pace o missioni di guerra?]; ha accolto le mie domande e si è raccontato. E' emersa la bellezza dell'incontro con altri mondi, il fascino degli scambi internazionali, ma anche - eccetto che per la missione in Libano - il suo essere un mero mercenario in guerra: militare invasore in terra straniera, mandato ad occupare e, talvolta, a combattere, più per dimostrare forza e potenza che per dare un contributo fattivo alla situazione. Inoltre, una chiara percezione di mancanza di tutela da parte dei mandanti, cioè carne scelta, ben remunerata, ma sempre da macello.
E poi i segni indelebili lasciati sulla sulla sua vita di quasi quarantenne consumato: fisico spossato, equilibrio psichico instabile.
Ecco che prendono vigore e valore le parole riportate nelle interviste a due reduci da missioni militari che vi propongo in allegato.

sabato 18 luglio 2009

La condizione del migrare appartiene ...

all'uomo.
Migrare è 'uscire' per accedere ad altro che non c'è nel luogo d'origine. In questi termini anche io sono un migrante. L'uscita implica - usando il termine di Luis Inácio Lula da Silva - mistura, mescolamento di diverse condizioni, biologiche, culturali, valoriali, ....
Se da una parte la possibilità del transito delle frontiere delle merci viene considerata fonte di modernità, non lo è altrettanto per l'uomo: in alcuni paesi, tra cui il nostro, il transito della frontiera viene considerato illegale, passibile di sanzione penale, in altre parole fa diventare 'cattivi'.
Lula, nel discorso di ufficializzazione della legge di regolarizzazione di stranieri in situazione irregolare in Brasile, parla della popolazione Brasiliana come di una mescolanza di razze e culture. Una mistura che è origine dell'identità e del valore nazionale.

Letture:
Luis Inácio Lula da Silva (leggere articolo)