martedì 14 aprile 2015

Imboccare il bivio senza indugi

Il presente momento storico rende attuale il concetto sotteso a questa immagine: una complessa e disorientante transizione d'epoca che rende obsoleti gli schemi consolidati evidenziando l'urgenza di reagire, senza mediazioni di sorta, sicuramente senza far affidamento all'esperienza pregressa.
Insomma siamo di fronte ad un bivio: la scelta è tra attendere (prolungando la sopravvivenza nella speranza di una stabilizzazione se non ripartenza) e reagire (aprendo le porte alla scoperta ed elaborazione di nuove risposte).
L'unica vera possibilità è "prendere il toro per le corna": osservare senza indugio la realtà, per quella che è e non per come la si vuole, adottare un approccio che valorizzi l'esperienza pregressa senza considerarla vincolante, imboccare - come affermava un mio caro maestro - il bivio senza indugi.

venerdì 20 marzo 2015

La deriva dell'inutile: il "buon senso" travolto dall'esigenza di sopravvivere

Tergiversare per perdere tempo; motivare l'ingiustificabile pur di far accadere ciò che si vuole; istituire commissioni o tavoli di lavoro per fingere di fare le cose; manipolare le informazioni pur di ostacolare l'operato altrui.
Spesso ci si imbatte, risultandone complici, in pratiche sviate dagli obiettivi prefissati.
Gli apparati - enti, organizzazioni, istituzioni - sono terreno fertile per tutto questo, fino ad assumere la connotazione di "burocrazia demenziale e ottusa": condizione ideale per pratiche di corruzione e concussione, tanto discusse e deprecate, ma ostinatamente presenti, irriducibili, mai sopite. 
Derive che vanno di pari passo con l'affermazione di una selezione della classe dirigente basata più sull'appartenenza che sul merito e con logiche di continuità nelle governance che non favoriscono processi di alternanza e ricambio.
Insomma, siamo circondati da un mondo di inutilità: energie dilapidate, impiego distolto di risorse, intelligenze disorientate. Inefficienza e inefficacia.

venerdì 6 marzo 2015

Dalla rendita alla costruzione di valore


Scopriamo, anche inconsapevoli, che per anni abbiamo vissuto di rendita.
Rendita conseguente al posizionamento acquisito nei decenni pregressi: forte crescita a cui è seguito l'assestamento, fino a diventare adagiamento, cioè mera difesa della posizione acquisita.
Il paradigma della rendita si fonda sul preservare quanto disponibile. Questo è stato lo statement prevalente: garantire il perpetuarsi della ricchezza presente distribuendola adeguatamente, cioè assegnare priorità alla continuità piuttosto che all'evoluzione.

giovedì 5 febbraio 2015

"Tenere a bada" chi tenta di raggiungerci, ostacolare l'emancipazione altrui


Trascorriamo la nostra vita lungo binari ben definiti, gli stessi nei quali siamo stati immessi dalla nascita. Il nostro mondo è circoscritto: connotato più dalla storia pregressa che dall'individuale intraprendenza. Poche le variazioni possibili.
Prendere atto del lascito e riprodurre al meglio quanto ricevuto è compito inderogabile. Accettarlo è vitale, pena l'insignificanza, l'incompiutezza.
Siamo e rimaniamo appartenenti a ciò che ci ha generato, simili dentro la cerchia, ma chiaramente diversi fuori: depositari di storie diverse, aderenti ad ambiti differenti, detentori di valori diversi, connotati da percorsi dissimili. Ecco l'esistenza di vere e proprie aggregazioni, gruppi, quasi caste, assolutamente naturali e legittime.

venerdì 16 gennaio 2015

Irrispettosi nei confronti di noi stessi e degli altri

Sullo sfondo delle stragi di Parigi si sta assistendo ad un festival di manifestazioni che ruotano attorno a tre concetti: blasfemia, fanatismo e ipocrisia. 
Istanze che nei loro estremismi si coniugano rispettivamente con la dissacrazione di tutto e tutti, la soppressione del diverso, la falsità attraverso l'adozione di posizioni per pura opportunità.
Lo specifico caso francese è plateale e scenico, ma soprattutto è rappresentativo dei tratti profondi della cultura contemporanea: attaccare l'altro per pura provocazione, giudicare "sbagliato" chi pensa diversamente, assumere posizioni "perché si fa così" oppure per mero interesse personale. Insomma, i recenti eventi evidenziano fondamentali istanze dell'attuale "essere e agire" che, benché portatrici di prepotenza e sopruso, sono considerate per lo più legittime.

martedì 6 gennaio 2015

Auspicando la fine dell'ideologia dell'obbedienza e dell'adesione incondizionata


Artificialità, opportunismo, ipocrisia, falsità, manipolazione sono tratti dei comportamenti che si possono riscontrare in modo diffuso e frequente; tratti profondi, attuati implicitamente più di quanto si pensi.
Fino ad oggi ho considerato tali istanze quali parti costitutive del comportamento umano, connotando il loro manifestarsi con la fragilità, l'incompiutezza, la debolezza, insomma tratti dovuti alla storia, ai percorsi e alle caratteristiche culturali e personali. Ho adottato insomma un principio di comprensione piuttosto che di condanna.
Approccio comprensivo, se non giustificativo, che trova evidenza nella realtà dell'Italia di oggi: paese collocato al 69esimo posto tra le 177 nazioni valutate nell'indice di Transparency International, che registra solo 257 carcerati per corruzione su una popolazione di 50 mila.

giovedì 4 dicembre 2014

La meraviglia di un figlio

Convivo con i miei figli; assisto al loro crescere.
Osservo il progressivo definirsi: nascono che "non sono" per poi diventare "qualcuno" e "qualcosa". Quel che potranno, quel che vorranno.
Ed io qui a presenziare.
Alla nascita, eccetto il genere, tutto è novità: la "carne" con le sue fattezze, i lineamenti e le proporzioni, i tratti della fisionomia.
Non è vero che tutti nascono belli!
Resta celato l'essenziale: le energie, le capacità, l'emotività, il carattere.
Poi crescono.
Nel mio invecchiare loro definiscono se stessi; mentre io difendo l'acquisito loro si aprono al mondo. Giorno dopo giorno portano alla luce la loro distintività. Mi piace osservarli, coglierne i segni, immaginare e prefigurare chi e come saranno. Due sono i punti di attenzione: l'autonomia e le peculiarità, ovvero la propensione ad arrangiarsi ed i tratti di distintività.

mercoledì 5 novembre 2014

L'ineludibilità di fare i conti con la realtà


Da 'uomo di chiesa', benché da qualche anno 'alla finestra', osservo con interesse l'azione di papa Bergoglio. In virtù della mia storia, quindi della mia identità, lo faccio con profonda attenzione e coinvolgimento.
Mantengo alta la convinzione che un ciclo storico-culturale sia da tempo concluso, che sia irreversibilmente consumata la capacità del cattolicesimo di comunicare e costruire senso e valore. Un'epoca è finita benché si trascini arrancando da anni; la Chiesa Cattolica è depotenziata, tenuta in vita prevalentemente per rispondere a bisogni di identità e appartenenza. Proseguire e perseguire senza mettere in discussione l'esistente è 'accanimento terapeutico'.