venerdì 6 marzo 2015

Dalla rendita alla costruzione di valore


Scopriamo, anche inconsapevoli, che per anni abbiamo vissuto di rendita.
Rendita conseguente al posizionamento acquisito nei decenni pregressi: forte crescita a cui è seguito l'assestamento, fino a diventare adagiamento, cioè mera difesa della posizione acquisita.
Il paradigma della rendita si fonda sul preservare quanto disponibile. Questo è stato lo statement prevalente: garantire il perpetuarsi della ricchezza presente distribuendola adeguatamente, cioè assegnare priorità alla continuità piuttosto che all'evoluzione.

giovedì 5 febbraio 2015

"Tenere a bada" chi tenta di raggiungerci, ostacolare l'emancipazione altrui


Trascorriamo la nostra vita lungo binari ben definiti, gli stessi nei quali siamo stati immessi dalla nascita. Il nostro mondo è circoscritto: connotato più dalla storia pregressa che dall'individuale intraprendenza. Poche le variazioni possibili.
Prendere atto del lascito e riprodurre al meglio quanto ricevuto è compito inderogabile. Accettarlo è vitale, pena l'insignificanza, l'incompiutezza.
Siamo e rimaniamo appartenenti a ciò che ci ha generato, simili dentro la cerchia, ma chiaramente diversi fuori: depositari di storie diverse, aderenti ad ambiti differenti, detentori di valori diversi, connotati da percorsi dissimili. Ecco l'esistenza di vere e proprie aggregazioni, gruppi, quasi caste, assolutamente naturali e legittime.

venerdì 16 gennaio 2015

Irrispettosi nei confronti di noi stessi e degli altri

Sullo sfondo delle stragi di Parigi si sta assistendo ad un festival di manifestazioni che ruotano attorno a tre concetti: blasfemia, fanatismo e ipocrisia. 
Istanze che nei loro estremismi si coniugano rispettivamente con la dissacrazione di tutto e tutti, la soppressione del diverso, la falsità attraverso l'adozione di posizioni per pura opportunità.
Lo specifico caso francese è plateale e scenico, ma soprattutto è rappresentativo dei tratti profondi della cultura contemporanea: attaccare l'altro per pura provocazione, giudicare "sbagliato" chi pensa diversamente, assumere posizioni "perché si fa così" oppure per mero interesse personale. Insomma, i recenti eventi evidenziano fondamentali istanze dell'attuale "essere e agire" che, benché portatrici di prepotenza e sopruso, sono considerate per lo più legittime.

martedì 6 gennaio 2015

Auspicando la fine dell'ideologia dell'obbedienza e dell'adesione incondizionata


Artificialità, opportunismo, ipocrisia, falsità, manipolazione sono tratti dei comportamenti che si possono riscontrare in modo diffuso e frequente; tratti profondi, attuati implicitamente più di quanto si pensi.
Fino ad oggi ho considerato tali istanze quali parti costitutive del comportamento umano, connotando il loro manifestarsi con la fragilità, l'incompiutezza, la debolezza, insomma tratti dovuti alla storia, ai percorsi e alle caratteristiche culturali e personali. Ho adottato insomma un principio di comprensione piuttosto che di condanna.
Approccio comprensivo, se non giustificativo, che trova evidenza nella realtà dell'Italia di oggi: paese collocato al 69esimo posto tra le 177 nazioni valutate nell'indice di Transparency International, che registra solo 257 carcerati per corruzione su una popolazione di 50 mila.

giovedì 4 dicembre 2014

La meraviglia di un figlio

Convivo con i miei figli; assisto al loro crescere.
Osservo il progressivo definirsi: nascono che "non sono" per poi diventare "qualcuno" e "qualcosa". Quel che potranno, quel che vorranno.
Ed io qui a presenziare.
Alla nascita, eccetto il genere, tutto è novità: la "carne" con le sue fattezze, i lineamenti e le proporzioni, i tratti della fisionomia.
Non è vero che tutti nascono belli!
Resta celato l'essenziale: le energie, le capacità, l'emotività, il carattere.
Poi crescono.
Nel mio invecchiare loro definiscono se stessi; mentre io difendo l'acquisito loro si aprono al mondo. Giorno dopo giorno portano alla luce la loro distintività. Mi piace osservarli, coglierne i segni, immaginare e prefigurare chi e come saranno. Due sono i punti di attenzione: l'autonomia e le peculiarità, ovvero la propensione ad arrangiarsi ed i tratti di distintività.

mercoledì 5 novembre 2014

L'ineludibilità di fare i conti con la realtà


Da 'uomo di chiesa', benché da qualche anno 'alla finestra', osservo con interesse l'azione di papa Bergoglio. In virtù della mia storia, quindi della mia identità, lo faccio con profonda attenzione e coinvolgimento.
Mantengo alta la convinzione che un ciclo storico-culturale sia da tempo concluso, che sia irreversibilmente consumata la capacità del cattolicesimo di comunicare e costruire senso e valore. Un'epoca è finita benché si trascini arrancando da anni; la Chiesa Cattolica è depotenziata, tenuta in vita prevalentemente per rispondere a bisogni di identità e appartenenza. Proseguire e perseguire senza mettere in discussione l'esistente è 'accanimento terapeutico'.

lunedì 20 ottobre 2014

"Dire come stanno le cose": delegittimare l'ipocrisia


Sono stato educato a dire ciò che si deve dire, non a dire ciò che si sente, si vede e si pensa. In molte occasioni ho percepito chiaro l'ammonimento, preventivo e consuntivo, dell'esprimere un parere, talvolta indicato come atto eversivo, in particolare quando espresso in ambienti istituzionali. 
L'esprimersi risente di regole culturali, spesso implicite, condensate nell'espressione politically correct ovvero valutazione di opportunità. Concetti in sé nobili che rinviano a linee di opinione ed atteggiamenti sociali di attenzione e rispetto dell'altro, ma, contestualmente, strutturalmente ambigui che si prestano a diverse interpretazioni. Se è vero infatti che esercitare attenzione e rispetto implica accettare che esiste un limite alla libera espressione, spesso tale limite viene pretestuosamente interpretato quale legittimazione dell'adulterazione, fino al tradimento del significato originario: giustificazione della menzogna, diffusione della mistificazione, sdoganamento dell'ipocrisia.

giovedì 2 ottobre 2014

Cari giovani, è tempo di rischiare 'clamorosamente'

Lo stato dell'arte sembra chiaro: l'accelerazione dei 'tempi' rende obsoleto l'esistente che trascina con sé coloro che si trovano a guidarlo; costoro faticano a 'stare al passo' e, allo stesso tempo, a 'lasciare il passo'.
I sessantenni definitivamente superati; la carriera dei cinquantenni conclusa anzitempo; i quarantenni destinati a 'saltare il giro'; i trentenni tenuti a debita distanza; i ventenni 'fuori gioco'. La conseguenza è una situazione, politica, sociale ed economica, bloccata.
Urge rompere questo stallo.