
Un giorno, ad un
gruppo di educatori che si lamentavano dei loro discenti, ho posto la seguente
domanda: “Ma voi siete interessanti?”
Ritengo che la categoria dell’'interessante', benchè implicita, sia una delle principali e
decisive questioni esistenziali.
Ritornando ancora agli
educatori, l’approfondimento svolto sulla loro condizione ha evidenziato che
l'obiettivo prevalentemente perseguito era risultare educatori e non tanto produrre effetti
educativi, ovvero l’attività educativa si rivelava funzionale al sostegno del proprio
ruolo e non viceversa.
Penso che tale situazione sia oggi diffusa su ampia scala e coinvolga buona parte degli ambiti dell’azione umana, professionale e non. Semplificando è la logica della carriera in sé e a tutti i costi, ovvero della difesa ad oltranza della posizione acquisita: raggiungere o proteggere una posizione e non tanto ‘fare ciò che si sa fare e serve’ ricoprendo, qualora si abbiano energie e capacità, ruoli confacenti.
I sistemi culturali e
di conseguenza quelli sociali e organizzativi nascono e si strutturano in
funzione del ‘far accadere le cose’; contemplano sistemi e meccanismi atti a realizzare i necessari task
controllandone contestualmente i rischi, nonché effettuano una coerente e adeguata
selezione delle persone da allocare nei diversi ruoli necessari. Se questo non
accade il funzionamento dell’organizzazione ne viene inficiato.
Una volta consolidato un sistema si crea un equilibrio; qualora invece alcune istanze perdono peso e ‘grip’, l’efficienza
del sistema progressivamente scema. Una volta alla deriva, difficilmente si
riesce a rimettere la situazione su binari consoni, è più facile addivenire alla rottura del
sistema stesso. Ed è ciò che sta prevalentemente accadendo oggi: siamo nel pieno della
degenerazione, la ricerca della forma ha travolto la sostanza.
Dal punto di vista delle persone coinvolte sta prevalendo l’esigenza di essere riconosciuti e non tanto quella di
apportare valore. E l’individuo, senza disporre di significativi appigli culturali,
coniuga l’esigenza di essere e rappresentare qualcosa non tanto attorno alla
categoria dell’'interessante' ma al relativo, effimero e inconsistente concetto
di ‘giusto’ o ‘sbagliato’, quello che va per la maggiore. Dipendenza dagli
altri e/o altro, sicuramente non da se stessi.
Oggi, per coloro che
possiedono risorse personali, ci sono le
condizioni per uscire allo scoperto e farsi carico della sfida dell’ 'interessante', anche sopportando il rischio di scoprire di non esserlo.
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