venerdì 8 gennaio 2016

"Combinar qualcosa in vita", l'alibi del mondo ostile e la strategia della delegittimazione


Circola a più non posso un grande alibi: il mondo valorizza solo coloro che si conformano e non i capaci e meritevoli.
E' vero che oggigiorno le occasioni e le possibilità sono ridotte, è altresì vero che sussiste l'orientamento a circondarsi di persone obbedienti che fungono da "protesi", ma corrisponde altrettanto a verità la "fame" di persone in grado di farsi carico del mondo, ancor più in un contesto sociale ed economico in profonda crisi, quindi cambiamento.
Questo per dire che, qualora non si riesca ad incidere nella vita, sia personale che sociale, spesso è anche perché non si è sufficientemente capaci e meritevoli.

venerdì 23 ottobre 2015

L'urgenza di intraprendere il possibile


Il naturale trascinamento dei tempi si è interrotto bruscamente. I tradizionali e consolidati schemi sono venuti meno.
Non riconoscere ciò significa alimentare l'inutile, l'inattuale. 
In questo contesto è facile risultare inadeguati: i più navigati repentinamente obsoleti, gli emergenti prematuramente fuori gioco, i più giovani immaturi e lontani dalla possibilità di scalfire l'esistente. Impotenza diffusa.
Benché l'esigenza di risposta sia alta e chiara, è difficile risultarne all'altezza: si rincorre la domanda offrendo ciò che si sa fare ma senza riuscire ad essere soddisfacenti, rimanendo lontani dall'incidere sul bisogno; proseguire e perseguire su questa strada è andare alla deriva.

martedì 29 settembre 2015

La caducità dell'esistenza: non resta che "farsene una ragione"



I ripetuti affaticamenti dell'ultimo anno hanno accelerato la consapevolezza della caducità costitutiva dell'essere umano. Emergono sempre più debolezze, fragilità, vincoli e paure.
Forte è la consapevolezza che non posso più fare ciò che facevo un tempo: non ho più l'elasticità dell'adolescente, non ho più la capacità di recupero del ventenne, viene meno la solidità di quand'ero trentenne. Non sono e non sarò più come prima.

giovedì 27 agosto 2015

Destinati a dar seguito al percorso che ci ha generato


"Rendere un po' meno invivibile il mondo al quale apparteniamo".
Potrebbe essere un buon obiettivo da perseguire: non passare invano in questo mondo cercando di lasciarlo un po' meglio di quanto trovato.
Concetto chiaro benché "consumato", a tal punto da essere percepito come banale. Invece non è né insignificante né scontato, infatti, "alla fine della fiera", non tutti ci riescono: i più passano come se nulla fosse.
Se ogni agito presuppone un pensiero e questo una attribuzione di senso e significato, analizzare l'agito rappresenta un passo fondamentale per cogliere il senso attribuito alle cose.

martedì 11 agosto 2015

Per una valutazione dell'esistenza umana: utile, indifferente oppure dannosa


Siamo venuti al mondo, curati e addestrati lungamente, con l'attesa, da adulti, di dare un contributo. Ma quale contributo? 
Sicuramente disponiamo, chi più e chi meno, di tempo ed energie. Quanto e come impieghiamo tali risorse?
Domande decisive che accompagnano la vita di ognuno; rispondere esplicitamente è difficile, prevale l'elusione ovvero la fuga; ma la vita, nel suo dispiegarsi, parla da sé.
E' chiaro che la responsabilità circa l'utilizzo delle risorse disponibili rimane in capo a se stessi. E' altrettanto chiaro che, una volta in vita, si cerca di sopravvivere al meglio. L'esito, che dipende da molti fattori, è una "buona" o "cattiva" sopravvivenza.

lunedì 3 agosto 2015

Gli altri come nutrimento


Vivo, mi alimento di coloro che mi stanno attorno, familiari, amici, ma anche tante persone "capitate", non scelte, quelle trovate, incrociate e più o meno frequentate.
Che piaccia o meno dipendo da coloro che mi stanno attorno.
A volte provo una sorta di commozione - usando le parole di Carmen Consoli - di fronte al"la generosità della gente che si nutre della ricchezza dell'incontro con l'altro".
Veniamo da una fase storica che ha minato e depotenziato il concetto di "incontro": ridotta la reciproca tolleranza e virtualizzato il contatto.

venerdì 17 luglio 2015

L'obbedienza non è ancora una virtù

Dentro o fuori. Con me o contro di me. 
Il mio percorso di vita mi ha portato ad impattare spesso con logiche di questo tipo. Di fronte a tali richieste, maledettamente non esplicite, rifuggo ogni risposta, considerandole improprie, inopportune, irrispettose, anche violente. Veri e propri ricatti.
L'implicito è il seguente: "il mio stare con te dipende da quanto tu mi confermi"; "se mi segui e mi dai ragione vuol dire che mi vuoi bene". Fedeltà e militanza sono leve sulle quali si fondano le reti informali di appartenenza. Tipici sono quelle formate da gruppi di adolescenti e giovani, non meno quelle formate da adulti.

martedì 5 maggio 2015

L'irriducibile e imprescindibile responsabilità

Incolpevole mi ritrovo in vita.
Intorno a me un contesto trovato, non scelto, subito, che mi ha avviato lungo consolidate, benché relative, strade: quelle maturate lungo il tempo, quelle disponibili. 
Posto lungo questi binari, nel percorrerli, provo continuamente a coglierne senso e significato. Spesso invano. Concludo - come Caparezza - che iodellavitanonhocapitouncazzo.
Poche le certezze maturate, se non la convinzione di essere dentro un percorso vincolato di costruzione ed espressione di una temporanea identità, innestata nel pregresso, destinata inesorabilmente a finire; la fattiva contribuzione nel presente è il lascito - biologico, materiale e culturale - a ciò che verrà dopo di me.