martedì 29 settembre 2015

La caducità dell'esistenza: non resta che "farsene una ragione"



I ripetuti affaticamenti dell'ultimo anno hanno accelerato la consapevolezza della caducità costitutiva dell'essere umano. Emergono sempre più debolezze, fragilità, vincoli e paure.
Forte è la consapevolezza che non posso più fare ciò che facevo un tempo: non ho più l'elasticità dell'adolescente, non ho più la capacità di recupero del ventenne, viene meno la solidità di quand'ero trentenne. Non sono e non sarò più come prima.

giovedì 27 agosto 2015

Destinati a dar seguito al percorso che ci ha generato


"Rendere un po' meno invivibile il mondo al quale apparteniamo".
Potrebbe essere un buon obiettivo da perseguire: non passare invano in questo mondo cercando di lasciarlo un po' meglio di quanto trovato.
Concetto chiaro benché "consumato", a tal punto da essere percepito come banale. Invece non è né insignificante né scontato, infatti, "alla fine della fiera", non tutti ci riescono: i più passano come se nulla fosse.
Se ogni agito presuppone un pensiero e questo una attribuzione di senso e significato, analizzare l'agito rappresenta un passo fondamentale per cogliere il senso attribuito alle cose.

martedì 11 agosto 2015

Per una valutazione dell'esistenza umana: utile, indifferente oppure dannosa


Siamo venuti al mondo, curati e addestrati lungamente, con l'attesa, da adulti, di dare un contributo. Ma quale contributo? 
Sicuramente disponiamo, chi più e chi meno, di tempo ed energie. Quanto e come impieghiamo tali risorse?
Domande decisive che accompagnano la vita di ognuno; rispondere esplicitamente è difficile, prevale l'elusione ovvero la fuga; ma la vita, nel suo dispiegarsi, parla da sé.
E' chiaro che la responsabilità circa l'utilizzo delle risorse disponibili rimane in capo a se stessi. E' altrettanto chiaro che, una volta in vita, si cerca di sopravvivere al meglio. L'esito, che dipende da molti fattori, è una "buona" o "cattiva" sopravvivenza.

lunedì 3 agosto 2015

Gli altri come nutrimento


Vivo, mi alimento di coloro che mi stanno attorno, familiari, amici, ma anche tante persone "capitate", non scelte, quelle trovate, incrociate e più o meno frequentate.
Che piaccia o meno dipendo da coloro che mi stanno attorno.
A volte provo una sorta di commozione - usando le parole di Carmen Consoli - di fronte al"la generosità della gente che si nutre della ricchezza dell'incontro con l'altro".
Veniamo da una fase storica che ha minato e depotenziato il concetto di "incontro": ridotta la reciproca tolleranza e virtualizzato il contatto.

venerdì 17 luglio 2015

L'obbedienza non è ancora una virtù

Dentro o fuori. Con me o contro di me. 
Il mio percorso di vita mi ha portato ad impattare spesso con logiche di questo tipo. Di fronte a tali richieste, maledettamente non esplicite, rifuggo ogni risposta, considerandole improprie, inopportune, irrispettose, anche violente. Veri e propri ricatti.
L'implicito è il seguente: "il mio stare con te dipende da quanto tu mi confermi"; "se mi segui e mi dai ragione vuol dire che mi vuoi bene". Fedeltà e militanza sono leve sulle quali si fondano le reti informali di appartenenza. Tipici sono quelle formate da gruppi di adolescenti e giovani, non meno quelle formate da adulti.

martedì 5 maggio 2015

L'irriducibile e imprescindibile responsabilità

Incolpevole mi ritrovo in vita.
Intorno a me un contesto trovato, non scelto, subito, che mi ha avviato lungo consolidate, benché relative, strade: quelle maturate lungo il tempo, quelle disponibili. 
Posto lungo questi binari, nel percorrerli, provo continuamente a coglierne senso e significato. Spesso invano. Concludo - come Caparezza - che iodellavitanonhocapitouncazzo.
Poche le certezze maturate, se non la convinzione di essere dentro un percorso vincolato di costruzione ed espressione di una temporanea identità, innestata nel pregresso, destinata inesorabilmente a finire; la fattiva contribuzione nel presente è il lascito - biologico, materiale e culturale - a ciò che verrà dopo di me.

martedì 14 aprile 2015

Imboccare il bivio senza indugi

Il presente momento storico rende attuale il concetto sotteso a questa immagine: una complessa e disorientante transizione d'epoca che rende obsoleti gli schemi consolidati evidenziando l'urgenza di reagire, senza mediazioni di sorta, sicuramente senza far affidamento all'esperienza pregressa.
Insomma siamo di fronte ad un bivio: la scelta è tra attendere (prolungando la sopravvivenza nella speranza di una stabilizzazione se non ripartenza) e reagire (aprendo le porte alla scoperta ed elaborazione di nuove risposte).
L'unica vera possibilità è "prendere il toro per le corna": osservare senza indugio la realtà, per quella che è e non per come la si vuole, adottare un approccio che valorizzi l'esperienza pregressa senza considerarla vincolante, imboccare - come affermava un mio caro maestro - il bivio senza indugi.

venerdì 20 marzo 2015

La deriva dell'inutile: il "buon senso" travolto dall'esigenza di sopravvivere

Tergiversare per perdere tempo; motivare l'ingiustificabile pur di far accadere ciò che si vuole; istituire commissioni o tavoli di lavoro per fingere di fare le cose; manipolare le informazioni pur di ostacolare l'operato altrui.
Spesso ci si imbatte, risultandone complici, in pratiche sviate dagli obiettivi prefissati.
Gli apparati - enti, organizzazioni, istituzioni - sono terreno fertile per tutto questo, fino ad assumere la connotazione di "burocrazia demenziale e ottusa": condizione ideale per pratiche di corruzione e concussione, tanto discusse e deprecate, ma ostinatamente presenti, irriducibili, mai sopite. 
Derive che vanno di pari passo con l'affermazione di una selezione della classe dirigente basata più sull'appartenenza che sul merito e con logiche di continuità nelle governance che non favoriscono processi di alternanza e ricambio.
Insomma, siamo circondati da un mondo di inutilità: energie dilapidate, impiego distolto di risorse, intelligenze disorientate. Inefficienza e inefficacia.