giovedì 8 agosto 2013

Chiamati all'adattamento e alla subordinazione

Mi colpisce l’enfasi data alla nascita del Royal Baby, in particolare la pesantezza del nascere Royal: predestinato a rappresentare e simbolizzare pezzi di mondo, sollecitato a dover essere ciò che non necessariamente è. Subordinazione alla condizione; nel privilegio della posizione, pura violenza.
Tale condizione connota ogni essere umano.
Essere un buon professionista in una organizzazione, per esempio, significa possedere, oltre alle competenze del mestiere, la capacità di tuning con il contesto: coglierne le peculiarità, rispettarne le regole, muoversi attentamente senza fare ciò che non è consentito. Mai come in questo caso il concetto di ‘subordinazione’ e di ‘dipendenza’ sono appropriati.

mercoledì 24 luglio 2013

Vivere il 'tempo delle conseguenze'

Superati i quarant’anni, venuta meno la freschezza fisica, quella che faceva sentire forti, tonici, reattivi, anche belli, mi accorgo che gran parte della vita è definita: le principali istanze sono qualificate e instradate.
Concluso il ‘tempo delle scelte’, si è aperto il ‘tempo delle conseguenze’ che prevede il perfezionamento di quanto avviato e, nel migliore dei casi, la raccolta di quanto seminato.
Il tempo per invertire la rotta è scaduto. Quel che è fatto è fatto.
Dal punto di vista temporale stimo di avere buone chance di arrivare ai 60 anni, discrete ai 70 e mi assegno il 50% di possibilità di arrivare agli 80. Inoltre, l'essere in vita non vuol dire necessariamente essere vitali, quindi il tempo dell’attività potrebbe essere significativamente diverso. Naturalmente accadrà quel che accadrà.

mercoledì 10 luglio 2013

L’indifferenza che abilita l’ingiustizia


Recentemente, di fronte ad un inatteso ‘no!’ da parte della pubblica amministrazione, di fronte all’irrigidirsi ed inasprirsi dei requisiti atti a garantire un servizio fino a quel momento goduto, ho reagito.
Mi sono fatto presente alla controparte, ho coinvolto tutti gli attori informati dei fatti, ho raccolto, integrato e elaborato le istanze utili; il tutto con l’attenzione, quasi maniacale, a mettere nella condizione l'altra parte di riconoscere le mie istanze, senza andare allo scontro, senza contrapposizione, anzi accompagnandola alla deliberazione auspicata. In altre parole, ho provato a veicolare la mia rappresentazione della realtà.
L’esito è stato positivo: sono riuscito a far accogliere il mio punto di vista.

mercoledì 19 giugno 2013

Imboccare il bivio con coraggio


La venuta al mondo di mio figlio, l’ultimo di quattro, è stata traumatica. Attraversare la nascita è stato dirompente: in un brevissimo lasso di tempo ho dovuto ‘imboccare molteplici bivi’. Tale vissuto è stato disarmante, assorbente, sfinente.
Ho la netta sensazione che la condizione di quarantenne abbia amplificato tale esperienza. All’entusiasmo è subentrata la pesantezza, all’adrenalina la paura, alla disinvoltura la cognizione di causa, insomma l’incoscienza delle cose è stata spazzata via dalla consapevolezza della realtà, travolgendomi.
Disarmante è stata soprattutto la posizione dell’essere al bivio: normalità-anomalia, sicurezza-pericolo, vita-morte. E stare al bivio, benché condizione costitutiva del reale, è difficile, porta con sé un carico emotivo forte e potente.
Stare al bivio è la condizione che contraddistingue il nostro tempo.

martedì 28 maggio 2013

Tenere la posizione


Ho bisogno di stare con 'chi è come me'.
Ho bisogno di tenere i contatti con chi mi è cresciuto accanto, con chi ha accompagnato le mie giornate. Ho bisogno di mettere i piedi nei luoghi che mi hanno visto nascere e crescere, quelli nei quali ho sperimentato la vita. Ho bisogno di rivedere quei 'posti', respirarne l'aria.
Ma parimenti ho bisogno d'altro. Quel luogo e quelle persone definiscono uno spazio fisico e mentale circoscritto; spazio che valorizza alcune istanze e ne esclude altre; spazio che traccia un confine tra ciò che è 'dentro' e ciò che è 'fuori'.

lunedì 13 maggio 2013

Zingari, accattoni, disabili, clandestini ... presenze scomode che abilitano l'evoluzione



La nascita conferisce una condizione 'partigiana'.
Nasciamo e cresciamo appartenenti ad una identità definita. Ciò è tanto rassicurante quanto limitante. Io ne ho colto più la mancanza che il valore. Per questo ho provato a mettere i piedi 'fuori'.
Osservando i miei trascorsi intravedo il bivio che mi si è posto dinnanzi: accogliere lo statu quo percorrendo la strada dispiegata, senza guardare oltre e senza porre troppe domande, oppure volgere lo sguardo altrove provando a far entrare ciò che c'è 'fuori'.
Ho provato a muovermi in questa seconda direzione: mettere i piedi 'dove non si può' ma sempre con cautela e attenzione, cioè rassicurando e facendo capire che nonostante tutto mai avrei usato ciò che era 'fuori' per contaminare il 'dentro'. Talvolta ci sono riuscito, altre volte meno.

martedì 30 aprile 2013

Il cambiamento rinviato


Condivido l’analisi di Concita De Gregorio: l’esecutivo Letta è un ‘governo della riduzione del danno’. Nulla di più. Ha escluso dalle posizioni rilevanti gli ‘impresentabili’, probabilmente farà alcune cose buone, ma non è costitutivamente attrezzato per affrontare la profonda esigenza di cambiamento.
Avrei preferito che si esplorassero altri territori e che gli attori fossero diversi. Sarebbe stato sicuramente rischioso, ma questo è il tempo di osare.
Delle vicende politiche di queste ultime settimane rimane solo il discorso di Giorgio Napolitano, neppure la sua rielezione a Presidente della Repubblica. Dall’alto della sua legittimazione si è autorizzato a dire come stanno le cose: ha denunciato la situazione di paralisi e le responsabilità della classe politica.
Beppe Severgnini ha elencato le parole utilizzate da Napolitano: “omissioni, guasti, irresponsabilità, lentezze, esitazioni, calcolistrumentali, tatticismi, sperimentalismi, sterilità, autoindulgenza, nulla difatto, corruzione, sordità e dispute banali”. Termini che stigmatizzano una stagione politica e con essa un intero periodo storico caratterizzato da una cultura del fare e gestire istituzionale che, a cascata, ha coinvolto, con responsabilità progressiva, tutto e tutti.